{"id":61549,"date":"2016-09-19T09:24:53","date_gmt":"2016-09-19T07:24:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/pino-aprile-non-meridionalismo\/"},"modified":"2023-01-17T12:13:41","modified_gmt":"2023-01-17T11:13:41","slug":"109802-pino-aprile-non-meridionalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/109802-pino-aprile-non-meridionalismo\/","title":{"rendered":"Pino Aprile non \u00e8 il meridionalismo"},"content":{"rendered":"<p><strong>Molti clamori, ma stavolta poche attenzioni e un successo solo di cassetta.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il revisionismo sudista ha fatto il suo tempo?<\/strong><!--more--><\/p>\n<p>Diciamola tutta: a tirarle troppo, le mode culturali mostrano la corda. E <em>Carnefici<\/em>, l\u2019ultima fatica di <strong>Pino Aprile<\/strong>, lo conferma. I clamori non sono pi\u00f9 quelli di <em>Terroni<\/em> e le recensioni sulla grande stampa nazionale non ci sono pi\u00f9. Sono solo continuati i lanci sulle testate locali, meridionali in particolare, e, magari, l\u2019entusiasmo dei lettori abituali del giornalista Pugliese \u00e8 quello di sempre. Ma con meno rumore.<\/p>\n<div id=\"attachment_109810\" style=\"width: 194px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109810\" class=\"wp-image-109810 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Carnefici-184x280.jpg\" alt=\"carnefici\" width=\"184\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109810\" class=\"wp-caption-text\">La copertina di Carnefici<\/p><\/div>\n<p>A sfogliare il libro, si capisce perch\u00e9: il titolo roboante e i suoi sottotitoli, che ricordano assai lo stile di alcune riviste stile <em>Cronaca Vera <\/em>(<em>Fu genocidio: centinaia di migliaia di Italiani del Sud uccisi, incarcerati, deportati, torturati, derubati<\/em>; <em>Ecco le prove<\/em>) promettono assai. Le pagine, invece, mantengono poco.<\/p>\n<p><strong>Aprile<\/strong>, dopo l\u2019esordio col botto, in cui definisce genocidio la repressione del brigantaggio, conduce il lettore (il suo, ovviamente, gli \u201caltri\u201d, invece, anche i pi\u00f9 colti, mollano dopo 100 pagine) per undici capitoli, in cui parla di tutto e di pi\u00f9: delle deportazioni, dei regimi carcerari, delle esecuzioni, sommarie, legali e di massa, delle stragi, ecc.<\/p>\n<div id=\"attachment_109812\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109812\" class=\"wp-image-109812 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Briganti-lucani-uccisi-e-lasciati-in-esposizione-440x280.jpg\" alt=\"briganti-lucani-uccisi-e-lasciati-in-esposizione\" width=\"440\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109812\" class=\"wp-caption-text\">Corpi di briganti lucani<\/p><\/div>\n<p>Al dodicesimo capitolo, si capisce che <em>Carnefici<\/em> potrebbe essere la classica montagna che partorisce il topo. Gi\u00e0: l\u2019autore calcola, sulla scorta dei primi censimenti dell\u2019Italia unita, che, a causa dell\u2019annessione del <strong>Regno delle Due Sicilie<\/strong>, l\u2019incremento demografico del Sud si sia arrestato. Ma poi, vuoi per l\u2019insufficienza della documentazione (vera: mancano le carte ed \u00e8 scandaloso), vuoi per le contraddizioni tra le varie statistiche consultate e comparate, non riesce a fornire la cifra esatta. Il massimo che Aprile riesce a fare \u00e8 indicare \u201cun ordine di grandezza attorno alle centinaia di migliaia\u201d. Ma il lettore non se ne accorge quasi perch\u00e9, a questo punto della lettura, \u00e8 un po&#8217; frastornato e, magari, disposto a prendere per buono il ragionamento dell&#8217;autore. In ogni caso, la prova del genocidio, non c&#8217;\u00e8.<\/p>\n<div id=\"attachment_109814\" style=\"width: 384px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109814\" class=\"wp-image-109814 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Giuseppe_Garibaldi_1-374x280.jpg\" alt=\"giuseppe_garibaldi_1\" width=\"374\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109814\" class=\"wp-caption-text\">Un ritratto di Giuseppe Garibaldi<\/p><\/div>\n<p>N\u00e9 per quel che riguarda i numeri n\u00e9 per altri aspetti. Perch\u00e9 ci sia genocidio, infatti, occorre che ci sia anche l\u2019intenzione cosciente di compierlo. Aprile, al pi\u00f9, riesce a raccontare la ferocia delle repressioni, rievocare gli atteggiamenti e il linguaggio truci di alcuni vertici militari sabaudi (Cialdini, Milon, Govone, La Marmora, ecc.) impegnati nelle repressioni.<\/p>\n<p>Tutto qui?\u00a0No, ovviamente. Nel tredicesimo capitolo, <em>Carnefici<\/em> d\u00e0 il meglio di s\u00e9: evoca la teoria del complotto e tira fuori la \u201csolita\u201d massoneria. E, visto che si parla di complotti, cita pure <strong>Gioele Magaldi<\/strong>, l\u2019autore del fortunato <em>Massoni<\/em>. L\u2019ennesima suggestione e nulla pi\u00f9.<\/p>\n<div id=\"attachment_109816\" style=\"width: 431px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109816\" class=\"wp-image-109816 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Pino-Aprile-secondo-da-sinistra-a-Motta-Santa-Lucia-assieme-a-Domenico-Iannantuoni-secondo-da-destra-del-Comitato-No-Lombroso-421x280.jpg\" alt=\"pino-aprile-secondo-da-sinistra-a-motta-santa-lucia-assieme-a-domenico-iannantuoni-secondo-da-destra-del-comitato-no-lombroso\" width=\"421\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109816\" class=\"wp-caption-text\">Pino Aprile, secondo da sinistra, a Motta Santa Lucia<\/p><\/div>\n<p>\u201cCerte cose non ce le hanno mai raccontate\u201d, ripete Aprile come un mantra per tutto il volume. Ne siamo proprio sicuri? Il sospetto, invece, che siano state raccontate, eccome, viene. Soprattutto da un indizio piccolo\u00a0ma\u00a0vistoso: l\u2019assenza di una bibliografia minima. L\u2019ex direttore di Gente cita libri su libri a ogni pi\u00e8 sospinto. Se questi libri fossero tutti citati assieme, il lettore si accorgerebbe che molti di questi risalgono a pi\u00f9 di vent\u2019anni fa. \u00c8 il caso della <em>Storia del Brigantaggio dopo l\u2019Unit\u00e0<\/em>, di <strong>Franco Molfese<\/strong>, un vero classico in materia, pubblicato negli anni \u201960 da Feltrinelli e riedito nel 2012 da West Indian. Oppure, per fare un esempio pi\u00f9 piccolo, di <em>Atterrite quelle popolazioni. La repressione del brigantaggio nel carteggio privato Sacchi-Milon 1868-1870<\/em>, di<strong> Eugenio De Simone<\/strong>, ripubblicato quest\u2019anno da Addictions-Magenes Editoriale (la casa editrice legata al movimento neoborbonico) ma di cui esisteva gi\u00e0 un\u2019ottima edizione del \u201994, ad opera dell\u2019editore cosentino Editoriale Progetto 2000. Il libro pi\u00f9 recente citato da Aprile \u00e8 <em>La mala setta<\/em> di<strong> Francesco Benigno<\/strong>, pubblicato da Einaudi nel 2015.<\/p>\n<div id=\"attachment_109817\" style=\"width: 282px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109817\" class=\"wp-image-109817 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Alessandro_La_Marmora-272x280.jpg\" alt=\"alessandro_la_marmora\" width=\"272\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109817\" class=\"wp-caption-text\">Il generale Alessandro La Marmora<\/p><\/div>\n<p>Questi tre esempi servono a far capire due cose. La prima: certe tesi scomode sul Risorgimento circolavano gi\u00e0 da tempo (quindi nessuno ha censurato nessuno e certe cose non sono mai state nascoste), anche da prima che <strong>Carlo Alianello<\/strong> scrivesse il bellissimo <em>La conquista del Sud<\/em>. Ma, nel caso di <strong>Molfese<\/strong>, erano operazioni di grande seriet\u00e0. Non a caso, i numeri forniti da quest\u2019autore sono pi\u00f9 contenuti e l\u2019impostazione \u00e8 poco politicizzata (niente tesi di \u201cidentit\u00e0 violate\u201d) e pi\u00f9 incline all\u2019analisi sociale. Tuttavia, Aprile cita quel che gli fa comodo, non tiene conto dell\u2019impostazione gramsciana di Molfese, che assimila il brigantaggio a una specie di lotta di classe, e prosegue imperterrito.<\/p>\n<p>In alcuni casi, per esempio nella descrizione di alcuni episodi sanguinosi avvenuti in Campania e Sicilia, <strong>Aprile<\/strong> mette le mani avanti e, con un po\u2019 di onest\u00e0 intellettuale, ammette che i massacri furono prodotti anche dalla lotta tra le parti (briganti, esercito, liberali e filoborbonici). Quando si parla di \u201ccivili innocenti massacrati\u201d, non sarebbe il caso di dire che lo furono anche a causa e su iniziativa dei briganti e dei rivoltosi? Almeno, nell\u2019impossibilit\u00e0 di parlare di genocidio a danno del Sud, si potrebbe parlare di guerra civile: ci\u00f2 nobiliterebbe varie forme di brigantaggio, renderebbe giustizia alle vittime e darebbe all\u2019esercito italiano (e non piemontese, per cortesia), i suoi veri torti.\u00a0 Che ci sono e tanti, ma non sono quelli che dice Aprile.<\/p>\n<p>Questa tesi, ad esempio, \u00e8 stata sostenuta, dallo storico siciliano <strong>Salvatore Lupo<\/strong>, che tra l\u2019altro ha preso le distanze dal revisionismo alla Pino Aprile\u2026<\/p>\n<div id=\"attachment_109818\" style=\"width: 450px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-109818\" class=\"wp-image-109818 size-medium\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/salvatorelupo-440x246.jpg\" alt=\"salvatorelupo\" width=\"440\" height=\"246\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-109818\" class=\"wp-caption-text\">Lo storico Salvatore Lupo<\/p><\/div>\n<p>Ma pure la tesi del brigantaggio come guerra civile non \u00e8 proprio facile da dimostrare: per farlo, occorrerebbe provare la politicizzazione effettiva dei briganti, che darebbe loro la statura di combattenti (come nel caso di Crocco) e non di delinquenti da reprimere, sebbene al riguardo la letteratura giudiziaria sia sin troppo abbondante.<\/p>\n<p>E gli esempi potrebbero continuare. Allora, come mai tanto livore su libri che, \u00e8 il caso di <em>Carnefici<\/em>, non hanno quel gran valore storico e scientifico? Come mai tanto seguito? Una risposta va trovata nel basso livello medio di conoscenza della nostra storia. Perci\u00f2 testi come quelli di Aprile hanno una risonanza sproporzionata allo spessore. Ed \u00e8 proprio nel vuoto culturale che certe tesi si fanno spazio e riescono a sembrare credibili.<\/p>\n<p>Colpa di chi? Il mondo accademico ha le sue responsabilit\u00e0, ci mancherebbe. E ha ragione Aprile nel dire \u201cche \u00e8 scandaloso il modo in cui vengono date certe cattedre\u201d. Giusto. Ma lui dov\u2019era, quando alcuni bravi giornalisti denunciavano gli abusi baronali e i presunti brogli nelle universit\u00e0? Per caso era troppo impegnato a dirigere i rotocalchi per famiglie che dedicavano una copertina su tre alla famiglia Savoia? Oppure era troppo impegnativa la divulgazione degli sport a vela, in cui \u00e8 stato un maestro?<\/p>\n<p>Si dir\u00e0 che <em>Carnefici<\/em> \u00e8 il prodotto di un giornalista, non di uno storico. Giusto. Ma il problema \u00e8 che Aprile annuncia \u201ccose nuove\u201d, come se fosse un ricercatore professionista. Eppoi, se giornalismo dev\u2019essere, lo sia fino in fondo: va bene forzare le fonti, e Aprile lo fa sistematicamente, in un paio di casi in maniera inaccettabile; va bene creare accostamenti suggestivi; non va bene il linguaggio. Se i fatti raccontati in Carnefici fossero capitati l\u2019altro ieri e non centocinquant\u2019anni fa, l\u2019autore rischierebbe, per gli insulti gratuiti (non sta a lui definire Cialdini o La Marmora \u201ccriminali di guerra\u201d e dare del tangentaro a Garibaldi), una citazione a giudizio o una querela per diffamazione. Come sanno tanti cronisti che sudano al Sud per dare ai loro concittadini un po\u2019 d\u2019informazione.<\/p>\n<p>Troppo facile parlare del Mezzogiorno dai Castelli Romani. Il meridionalismo \u00e8 una cosa troppo seria perch\u00e9 si possa risolvere in un revisionismo alla nduja. Per fortuna, la questione meridionale \u00e8 importante e superer\u00e0 anche il declino di certe mode.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti clamori, ma stavolta poche attenzioni e un successo solo di cassetta. 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