{"id":63402,"date":"2016-10-31T16:56:46","date_gmt":"2016-10-31T15:56:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/migranti-in-provincia-di-cosenza-ancora-un-report-della-vergogna\/"},"modified":"2023-01-17T12:17:29","modified_gmt":"2023-01-17T11:17:29","slug":"118050-migranti-in-provincia-di-cosenza-ancora-un-report-della-vergogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/118050-migranti-in-provincia-di-cosenza-ancora-un-report-della-vergogna\/","title":{"rendered":"Migranti in provincia di Cosenza, ancora un report della vergogna: &#8220;Niente medicine, vestiti o scarpe&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Un dodicenne implora di essere iscritto a scuola per imparare l&#8217;italiano mentre chi si ribella viene sbattuto fuori dalla polizia.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>AMENDOLARA (CS) &#8211; Ispezione nell&#8217;ambito della campagna LasciateCIEntrare in provincia di Cosenza. Due i Centri di Accoglienza Straordinaria visitati, entrambi ubicati nel Comune di Amendolara.\u00a0&#8220;Sono i dannati della nostra terra. Percorrono autostrade nascosti nelle pance degli autoarticolati, navigano mari in tempesta, scompaiono nelle acque buie di un cimitero chiamato mediterraneo. Molti &#8211; ricordano nel report gli attivisti della delegazione che ha analizzato le due strutture del cosentino &#8211;<strong> dimorano all\u2019interno dei non-luoghi dell\u2019accoglienza dei quali molto spesso abbiamo denunciato il malaffare.<\/strong> E\u2019 strano l\u2019universo dei centri di accoglienza temporanea. Ci si pu\u00f2 imbattere in imprenditori ostili, operatori impreparati, gestori arroganti o intrallazzini. Ad\u00a0Amendolara, antichissimo centro di 3000 abitanti della provincia di Cosenza lo spostamento di masse consistenti di popolazione ha segnato la vita del paese dei mandorli. Abitata sin dal neolitico, passando dagli enotri, dagli achei e dalla dominazione romana, Amendolara \u00e8, dunque, la risultanza di mescolanza di culture.\u00a0A maggior ragione fanno gelare il sangue i racconti di vita quotidiana all\u2019interno del piccolo centro dell\u2019alto Jonio da parte di alcuni richiedenti asilo con i quali ci siamo intrattenuti a parlare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cLa gente ha paura di noi\u201d, affermano, \u201ca molti facciamo schifo, <strong>capita che qualcuno sputi a terra quando si trova a passare vicino a noi. Se entriamo in chiesa la domenica e proviamo a sederci vicino ad altri fedeli, questi si scansano da noi<\/strong>\u201d. A conferma di quanto riferito dai migranti, leggiamo sui quotidiani locali che nel centro vige una sorta di coprifuoco per cui, vox populi, \u00e8 rischioso passeggiare per le strade del paese dopo le 21.00 perch\u00e9 \u201cbranchi di extracomunitari\u201d sono pronti ad assaltare i malcapitati. Li abbiamo incontrati questi \u201cbranchi\u201d, ci siamo soffermati un intero pomeriggio a parlare con loro, ad ascoltare le loro storie, a leggere sui loro corpi i segni delle violenze subite negli inferni delle carceri libiche. Abbiamo visto occhi spaventati di ragazzi sbarcati in Italia qualche mese fa, abbiamo ascoltato voci di uomini che ci dicono che \u00e8 meglio morire in mare che vivere all\u2019interno di terre insanguinate dalla violenza, meglio morire in mare che approdare in un paese che nega la possibilit\u00e0 di ricucire esistenze annientate dalla sofferenza e dal dolore.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-96229\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/migranti-440x275.jpg\" alt=\"migranti\" width=\"440\" height=\"275\" title=\"\"><\/p>\n<p>Il Centro di accoglienza straordinaria posto<strong> all\u2019interno dell\u2019ex Hotel Enotria, gestito dalla Cooperativa Senis Hospes, ospita poco meno di 100 richiedenti asilo (Nigeria, Mali, Costa d\u2019Avorio, Guinea, Burkina Faso, Etiopia, Egitto, Somalia, Ghana), tra i quali 10 donne<\/strong>, due minori non accompagnati e due nuclei familiari con minori a carico. Al nostro arrivo veniamo accolti dalla direttrice del centro che inizia a raccontarci della solita ottima accoglienza che la struttura riserva ai suoi ospiti. Il dialogo viene, poi, bruscamente, interrotto dall\u2019altrettanto solita telefonata del presidente della Cooperativa il quale ci chiede di allontanarci dal centro in quanto sprovvisti di autorizzazione. Ci soffermiamo, quindi, a parlare con i ragazzi all\u2019esterno della struttura. Tra le principali criticit\u00e0, ancora una volta, registriamo la mancanza di un\u2019adeguata assistenza sanitaria. Molti dei richiedenti asilo intervistati raccontano di essere affetti da patologie pi\u00f9 o meno importanti. Un signore ci mostra i piedi scalzi, esageratamente gonfi. Ci dice che, nonostante abbia chiesto pi\u00f9 volte di essere accompagnato dal medico, nessuno finora ha ascoltato la sua sofferenza.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altri ci riferiscono di essere affetti da influenze stagionali, da mal di denti, da emicrania, ma che le loro richieste di assistenza sanitaria non vengono prese in considerazione dagli operatori della struttura. Raccontano che <strong>tutte le volte che chiedono agli operatori di fornire loro una medicina la risposta \u00e8 sempre la stessa: \u201cvai via, vai fuori\u201d.\u00a0 Un minore di 12 anni racconta di non essere iscritto a scuola.<\/strong> Lo troviamo seduto su una panchina con in mano un foglio sul quale il padre ha trascritto la traduzione di alcune parole dall\u2019arabo all\u2019italiano. Ci guarda con occhi seri, da bambino cresciuto in fretta,\u00a0 ci dice \u201cvoglio andare a scuola, voglio studiare, ho bisogno di imparare la vostra lingua\u201d. Molte delle persone intervistate riferiscono di avere ricevuto il diniego da parte della Commissione Territoriale per il Riconoscimento dello Status di Rifugiato. L\u2019assistenza legale del Centro, ci riferiscono, \u00e8 inadeguata. Per questo motivo molti si sono messi in cerca di avvocati sul territorio che li aiutassero nella presentazione del ricorso del diniego avverso la commissione. Cos\u00ec come rilevato nella maggior parte dei CAS finora visitati dai referenti della Campagna LasciateCIEntrare, il cibo rientra tra le criticit\u00e0 principali.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-118083\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/download-1-1-440x254.jpg\" alt=\"download-1\" width=\"440\" height=\"254\" title=\"\"><\/p>\n<p>Il catering \u00e8 fornito da una ditta esterna. Le persone intervistate lamentano il fatto di mangiare ogni giorno le stesse pietanze, \u201cmaccheroni e tomato\u201d. Ci riferiscono che<strong> tutte le volte che hanno provato a protestare per il trattamento ricevuto \u00e8 stata chiamata la polizia e che alcuni dei ragazzi che hanno provato a ribellarsi sono stati mandati via dal centro.<\/strong> Ci dirigiamo in seguito verso l\u2019Hotel Grillo, dove da qualche mese sorge un C.A.S. che un C.A.S. non \u00e8. All\u2019interno dell\u2019Hotel vengono ospitati, dal mese di settembre, circa 120 migranti di diverse nazionalit\u00e0 (Nigeria, Ghana, Mali, Sudan, Pakistan, Costa d\u2019Avorio, Guinea), tra cui 5 minorenni. Ci\u00f2 che ci fa ragionare ancora una volta sulla concezione dell\u2019accoglienza, oltrech\u00e9 del rispetto della dignit\u00e0 umana, di talune prefetture, \u00e8 la situazione giuridica in cui versa la struttura. Tutti i ragazzi, ci racconta l\u2019amministratore della Pamag Srl, societ\u00e0 proprietaria della struttura, sarebbero dovuti rimanere ospiti dell\u2019hotel per soli 3-4 giorni per poi essere trasferiti in un vero e proprio centro di accoglienza in cui avrebbero potuto ricevere tutti i servizi e l\u2019assistenza previsti dalla legge. E invece, si ritrovano da due mesi in una struttura, pagata dalla Prefettura di Cosenza, che non eroga loro alcun servizio, semplicemente perch\u00e9 giuridicamente non \u00e8 tenuta a farlo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tutti i migranti intervistati raccontano che<strong> non \u00e8 stato loro fornito alcun capo di abbigliamento, molti hanno addosso ancora la tuta che \u00e8 stata loro consegnata al momento dello sbarco.<\/strong> Alcuni indossano ciabatte spaiate, altri sono a piedi scalzi. Nessuno di loro, riferiscono, ha ricevuto il pocket-money. Un ragazzo racconta di avere un pacemaker e di avvertire forti dolori durante la notte. Si denudano davanti ai nostri occhi per mostrarci i segni di cicatrici, piaghe, cisti. Il cibo, ci dicono, \u00e8 immangiabile. Viene loro somministrato mezzo bicchiere di latte e un biscotto a colazione, pasta e pomodoro a pranzo e a cena. Una settimana fa un richiedente asilo ospite dell\u2019hotel \u00e8 stato portato in ambulanza al pronto soccorso di Corigliano e in seguito ricoverato. Lo stesso lamentava una serie di dolori da diversi giorni, ma nessuno si era curato delle sue sofferenze. Il giorno successivo, in preda alla disperazione, i richiedenti asilo avevano deciso di dirigersi a piedi fino a Cosenza per chiedere di essere ascoltati dal Prefetto, decisione in seguito rinviata. Ci chiediamo ancora una volta, come sia possibile che vite tanto provate dalle sofferenze sub\u00ecte vengano scaricate come se fossero dei pacchi all\u2019interno di una struttura priva di qualsiasi forma giuridica. Le persone ospitate nei centri di accoglienza straordinaria vengono cos\u00ec affidate in \u201cmani sicure\u201d, che sono sempre le stesse, quelle che \u201cmaneggiano con cura\u201d l\u2019enorme business creato sulla pelle dei migranti&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un dodicenne implora di essere iscritto a scuola per imparare l&#8217;italiano mentre chi si ribella viene sbattuto fuori dalla polizia.<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":63403,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[571,28],"tags":[],"class_list":["post-63402","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-in-evidenza","category-provincia"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63402","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63402"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63402\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/63403"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63402"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63402"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63402"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}