{"id":64069,"date":"2016-11-15T19:26:50","date_gmt":"2016-11-15T18:26:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/abolire-il-carcere-doppio-appuntamento-a-cosenza-per-una-proposta-che-tutela-i-cittadini\/"},"modified":"2023-01-17T12:18:48","modified_gmt":"2023-01-17T11:18:48","slug":"120954-abolire-il-carcere-doppio-appuntamento-a-cosenza-per-una-proposta-che-tutela-i-cittadini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/120954-abolire-il-carcere-doppio-appuntamento-a-cosenza-per-una-proposta-che-tutela-i-cittadini\/","title":{"rendered":"Abolire il Carcere, doppio appuntamento a Cosenza per una proposta a tutela dei cittadini"},"content":{"rendered":"<h4>La violenza della reclusione in un penitenziario e l&#8217;inesistenza di un sistema realmente integrativo. Il decalogo per abbattere muri e sbarre.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; \u201cAbolire il Carcere\u201d sar\u00e0 presentato a Cosenza. L&#8217;appuntamento si inserisce nell\u2019ampia programmazione di Cronache Sotterranee, una rassegna culturale che mira a porre l\u2019accento su tematiche di non facile consumo, quale appunto il carcere.<strong> Gli incontri sulle tematiche carcerarie si terranno prevalentemente all\u2019Unical e a Cosenza presso il CPOA Rialzo.<\/strong>\u00a0Valentina Calderone (A Buon Diritto), Giorgio Marcello (San Pancrazio) Andrea Bevacqua (Otra Vez) e Sandra Berardi (Yairaiha Onlus) domani mercoled\u00ec 16 novembre, a partire dalle 18.00 saranno nell&#8217;area delle ex officine ferrovie della Calabria tra viale Giacomo Mancini e via Popilia per discutere del volume che lancia &#8216;una ragionevole proposta per la sicurezza dei cittadini&#8217;. L&#8217;incontro con gli autori sar\u00e0 riproposto gioved\u00ec mattina, alle 9.00 nell&#8217;aula H1, dell&#8217;edificio polifunziona<wbr \/>le dell&#8217;Universit\u00e0 della Calabria all&#8217;interno del corso di sociologia della devianza curato da Franca Garreffa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Abolire il carcere scritto da Luigi Manconi, Stefano Anastasia, Valentina Calderone e Federica Resta<strong>, mette in discussione la necessit\u00e0 del carcere quale unico e principale sistema sanzionatorio a fronte dei reati.<\/strong> L\u2019analisi abolizionista parte dal concetto di \u201cpena\u201d voluto dai padri costituenti dopo aver sofferto la prigionia sotto il regime nazi-fascista che, con l\u2019art. 27, hanno voluto porre le basi per una pena che non fosse contraria al senso di umanit\u00e0 e che rispettasse i diritti e la dignit\u00e0 inviolabile dell\u2019uomo. Pongono l\u2019accento sui termini usati (pena) e sulle pratiche adottate (carcere), dove pena non equivale a\u00a0 segregazione fisica, sbarre, cemento, privazione della libert\u00e0, degli affetti, della sessualit\u00e0, della dignit\u00e0. In nove capitoli, &#8211; spiega l&#8217;Associazione Yairaiha Onlus in una nota &#8211; tra cui il decalogo per liberarsi immediatamente del carcere, viene analizzata la violenza dell\u2019istituzione carceraria e come questa non persegua le finalit\u00e0 rieducative e risocializzanti della pena e neanche quelle retributive per le vittime di reato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019unico fine del sistema penale italiano \u00e8 la vendetta, travalicando leggi e diritto.<\/strong> I risultati su quanti attraversano le patrie galere, comparati con sistemi penali europei pi\u00f9 evoluti, sono chiaramente fallimentari producendo un effetto contrario ai dettati costituzionali. Le pene detentive non producono affatto ri-educazione o ri-socializzazione\u00a0 in quanto recludono per un dato periodo di tempo, a volte fino alla morte, un corpo in condizioni disumane e degradanti, infantilizzanti anche, riducendo anche il senso di responsabilit\u00e0 verso se stessi e verso la societ\u00e0 da \u201cretribuire\u201d per il delitto commesso. Il carcere, per come si \u00e8 evoluto e per come viene percepito nel senso comune, racchiude tutte le contraddizioni di una societ\u00e0 che non vuole sottoporre a test di validit\u00e0 un suo prodotto. Perch\u00e9 il carcere, al pari dell\u2019istituzione scolastica, sanitaria ecc., \u00e8 un prodotto dell\u2019umanit\u00e0 e se non persegue gli obiettivi dati va messo in discussione e superato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 necessario, oggi pi\u00f9 che mai, assumersi una responsabilit\u00e0 collettiva verso il pianeta carcere e verso <strong>il sistema penale che, attualmente, conta oltre 35.000 fattispecie di reati differenti, attraverso una presa di coscienza che chi sta in carcere non \u00e8 estraneo alla societ\u00e0 ma fa parte di essa.<\/strong> E in essa dovr\u00e0 rientrare. Chiediamoci come si rientra nel consesso umano quando si esce dal carcere. Migliorati? Rieducati? \u00c8 possibile dopo il degrado, la disumanit\u00e0 e la violenza di un\u2019istituzione che rinchiude a ferro e cemento la dignit\u00e0 dell\u2019uomo? L\u2019analisi di questo testo viene conclusa dalla postfazione di Zagrebelsky il quale mette in relazione il carcere con la Costituzione e arriva, senza troppi giri di parole, a definire &#8216;ipocrita il trattamento carcerario per i detenuti nella misura in cui non assicura il rispetto della dignit\u00e0 della persona&#8217;&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La violenza della reclusione in un penitenziario e l&#8217;inesistenza di un sistema realmente integrativo. 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