{"id":64339,"date":"2016-11-21T14:39:41","date_gmt":"2016-11-21T13:39:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/luci-e-ombre-dellaccoglienza-ai-migranti-in-due-centri-nel-comune-di-mendicino\/"},"modified":"2023-01-17T12:19:20","modified_gmt":"2023-01-17T11:19:20","slug":"122075-luci-e-ombre-dellaccoglienza-ai-migranti-in-due-centri-nel-comune-di-mendicino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/122075-luci-e-ombre-dellaccoglienza-ai-migranti-in-due-centri-nel-comune-di-mendicino\/","title":{"rendered":"Luci e ombre dell\u2019accoglienza ai migranti, in due Centri nel comune di Mendicino"},"content":{"rendered":"<p><strong><span style=\"line-height: 1.5;\">La\u00a0Campagna LasciateCIEntrare fa visita a due Centri d&#8217;Accoglienza Straordinari del Comune di Mendicino. Descrive la realt\u00e0 che si vive al loro interno da parte dei migranti. Luci e ombre dei due centri<\/span><\/strong><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"line-height: 1.5;\">MENDICINO (CS) &#8211; La\u00a0Campagna LasciateCIEntrare (delegazione costituita da: Emilia Corea, Ass. La Kasbah e dagli attivisti Luca Mannarino, Maurizio Alfano, Luana Ammendola)<\/span><span style=\"line-height: 1.5;\">\u00a0ha fatto visita a due Centri di Accoglienza Straordinari ubicati nel comune di Mendicino. Nel loro resoconto, viene fuori, uno spaccato di vita ignorato e disconosciuto, riguardante\u00a0l&#8217;accoglienza ai migranti nei centri loro destinati.<\/span><\/p>\n<p>Ecco il racconto per conoscere e riflettere su questa realt\u00e0, purtroppo oggi, sempre pi\u00f9 emarginata.<\/p>\n<p>&#8220;Il primo CAS, denominato \u201cROSARIO 2\u201d, come riportato sulla targhetta dei citofoni degli appartamenti, \u00e8 gestito dall\u2019Associazione EuroForm e dall\u2019Associazione culturale Metamorfosi. Il centro \u00e8 dislocato su due palazzi adiacenti, al centro del paese. Tre appartamenti al primo e quarto piano del primo palazzo, e due appartamenti nel secondo. <strong>I ragazzi ospiti del primo palazzo sono 15, 5 per ogni appartamento. Provengono da Nigeria (10), Gambia (2), Guinea Conakry (2), Burkina Faso (1). Negli appartamenti del secondo palazzo vivono, invece, 6 persone.<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019interno degli appartamenti non c\u2019\u00e8 nessun operatore, per cui decidiamo di fermarci a chiacchierare con gli ospiti sul pianerottolo dei due appartamenti contigui.<\/p>\n<p>I ragazzi ci descrivono l\u2019appartamento, parlando di due camere da letto da tre e due posti, cucinino e bagno. Ricevono ogni mese il pocket money giornaliero. Seguono un corso di informatica al mattino e un corso di lingua italiana nel pomeriggio, presso la sede dell\u2019associazione EuroForm a Rende. <strong>Tutti hanno fatto richiesta d\u2019asilo e attendono la risposta da parte della commissione territoriale.<\/strong> Il cibo viene preparato fuori dalla struttura e servito a pranzo e cena, mentre la colazione viene preparata dagli ospiti nelle cucine degli appartamenti. Non tutti sono in possesso della tessera sanitaria, ma tutti hanno fatto i controlli medici previsti.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019atrio del primo palazzo in cui sono ospitati i ragazzi, incontriamo una signora che si lamenta della \u201cconcentrazione\u201d in una ristretta area di 21 stranieri. Racconta di avere parlato con il sindaco del comune per chiedere un\u2019equa dislocazione e riferisce che neanche il sindaco fosse a conoscenza dell\u2019apertura del CAS. E\u2019 la solita logica degli affidamenti diretti da parte della Prefettura, nell\u2019ottica di una continua emergenza che non prevede, dunque, una partecipazione del territorio. Ci\u00f2 determina la mancata condivisione di un\u2019esperienza di accoglienza, interazione e conoscenza con la comunit\u00e0 locale, anche in presenza di possibili esperienze \u201cvirtuose\u201d, che dovrebbe essere consueta per le popolazioni che accolgono.<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di un mese ci rechiamo presso la sede di Euroform per confrontarci, cos\u00ec come \u00e8 nostra consuetudine, con il gestore del centro. Ci intratteniamo a parlare con il coordinatore, Ilario del Sardo, che \u2013 secondo quanto ci riferisce \u2013 \u00e8 anche il mediatore del CAS di Mendicino. Ci spiega il motivo per cui non \u00e8 stata fatta l\u2019iscrizione al servizio sanitario per tutti gli ospiti: un ritardo derivante dalle lungaggini burocratiche relative al rilascio del permesso di soggiorno. <strong>Ci racconta dell\u2019intenzione da parte dei gestori di aprire un centro di aggregazione per i migranti nel comune di Mendicino al fine di favorire l\u2019integrazione sul territorio.<\/strong> Ci riferisce, inoltre, della consuetudine di iscrivere i migranti al centro per l\u2019impiego della Provincia di Cosenza, prassi unica all\u2019interno dell\u2019universo dei CAS.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019inserimento di tipo lavorativo, inoltre, ci racconta che si sta cercando di dare vita a una ditta di catering etnico, gestita direttamente dai migranti: in tal modo, ci dice, si cerca di venire incontro alle loro esigenze di tipo culinario e si prova a creare opportunit\u00e0 di lavoro per i migranti, alla fine del percorso di accoglienza. Ci racconta di aver letto e studiato il Manuale Operativo dello SPRAR e di cercare di attivare tutte le procedure e i servizi in esso descritte, cos\u00ec come ogni Centro di Accoglienza Straordinaria dovrebbe fare (in ottemperanza alla Circolare del Min. Int. del 8\/01\/2014 e al Capitolato generale d\u2019appalto approvato con D.M. del 21\/11\/2008).<\/p>\n<p><strong>Quanto da noi rilevato nel corso della visita al suddetto centro di accoglienza e del colloquio con il coordinatore ci porta a considerare il centro di accoglienza straordinaria gestito da Euroform come un modello di buona accoglienza nella provincia di Cosenza, finora l\u2019unico tra quelli fino a questo momento monitorati dai referenti territoriali della Campagna, insieme a quello di Longobardi.<\/strong> Inoltre, la decisione di accogliere i migranti all\u2019interno di singoli appartamenti piuttosto che all\u2019interno di un unico centro di accoglienza, rappresenta un ottimo esempio di rispetto delle esigenze abitative dei richiedenti asilo, troppo spesso ammassati all\u2019interno di strutture di infimo ordine.<\/p>\n<p><strong>Situazione completamente diversa \u00e8 quella che si palesa ai nostri occhi quando nel corso della stessa mattinata ci rechiamo fuori dal centro abitato dove, in Via Santa Maria, sempre nel territorio di Mendicino<\/strong>, \u00e8 stato aperto un altro CAS, gestito dalla Tre Effe di Campana, in provincia di Cosenza: secondo quanto ci viene riferito dal coordinatore del centro, Ahmed Berraou, una Cooperativa Sociale dedita al catering e alla ristorazione, e improvvisamente riscopertasi votata all\u2019accoglienza. Appena arrivati, il responsabile e gli operatori ci accolgono e si rendono disponibili a farci visitare il centro e a farci parlare con gli ospiti.<\/p>\n<div id=\"attachment_122126\" style=\"width: 430px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-122126\" class=\"size-medium wp-image-122126\" src=\"http:\/\/www.quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/mendicino-2-420x280.jpg\" alt=\"Foto di Fabrizio Liuzzi\" width=\"420\" height=\"280\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-122126\" class=\"wp-caption-text\">Foto di copertina di Fabrizio Liuzzi<\/p><\/div>\n<p>Il centro \u00e8 stato aperto da oltre tre mesi e accoglie <strong>circa 23 persone provenienti da Costa D\u2019Avorio, Guinea Conakry, Nigeria, Senegal, Liberia.<\/strong> Il CAS \u00e8 dislocato su due livelli in uno stabile che appare strutturalmente nuovo. All\u2019interno ci sono camere da letto, da tre e due posti, e servizi igienici. Notiamo, per\u00f2, che alcuni materassi sono senza lenzuola n\u00e9 coperte. E\u2019 stata creata una sala per la preghiera ed \u00e8 da poco presente una rete wi-fi. Il responsabile ci dice che sono presenti un coordinatore, un mediatore, una pedagogista (che funge da psicologa), un operatore socio-sanitario, un operatore che impartisce lezioni di lingua italiana ogni mattina e un operatore notturno.<\/p>\n<p><strong>Come al solito, l\u2019ottimo scenario prefigurato dal coordinatore, viene ribaltato dal racconto dei ragazzi ospiti del centro. Nessuno \u00e8 ancora andato in commissione in quanto nessuno di loro ha ancora compilato il modello C3 per la richiesta d\u2019asilo. Nessuno ha la tessera sanitaria e tutti si lamentano perch\u00e9 non vengono loro consegnate le medicine in caso di necessit\u00e0. Ci comunicano che, da quando sono nel centro, non hanno usufruito di visite mediche. Il pranzo e la cena vengono preparati fuori dalla struttura, ma la qualit\u00e0 \u00e8 scadente. La colazione viene preparata all\u2019interno della struttura, e consiste in un solo bicchiere di latte. Non vengono loro forniti vestiti e si lamentano per il freddo della notte, mentre l\u2019acqua calda, ci dicono, \u00e8 arrivata solo il giorno prima. Riferiscono di avere chiesto pi\u00f9 volte delle coperte, ma non sono state loro consegnate.<\/strong><\/p>\n<p>Ancora non hanno ricevuto il pocket money dovuto. Si lamentano perch\u00e9 non vengono loro forniti i prodotti di base per l\u2019igiene personale. Il tutto ci viene riferito davanti agli operatori, i quali cercano di minimizzare le rivendicazioni da parte dei migranti, additando alcuni di loro come gli agitatori del gruppo. Gli operatori, inoltre, ci riferiscono che la struttura &#8211; al momento dell\u2019apertura del Centro &#8211; non era ancora stata dichiarata agibile. La situazione rilevata nel CAS di Mendicino appare solo come la punta dell\u2019iceberg di un sistema che prevede ritardi sistematici (dettati, a volte, da scarse competenze degli addetti) nelle questure e negli uffici pubblici preposti al rilascio della dovuta documentazione, spostamenti continui dei migranti \u201caccolti\u201d e conseguenti rinvii e re-impostazioni di tutti gli iter utili all\u2019ottenimento di documenti il cui possesso significa possibilit\u00e0 di vita autonoma. <strong>Sei nigeriani ospiti del centro, infatti, sono stati trasferiti dal CAS di Camigliatello, chiuso dalla Prefettura di Cosenza, a fine luglio. Altre 15 persone sono state trasferite da Messina, passando per Acri. Sono, dunque, persone in Italia da cinque mesi, sballottati da un centro all\u2019altro, senza ancora aver avuto la possibilit\u00e0 di formalizzare la richiesta di protezione internazionale, e senza alcuna assistenza sanitaria.<\/strong><\/p>\n<p>In data 12 novembre 2016 ci rechiamo nuovamente presso il centro di accoglienza di Via Santa Maria, allertati da una richiesta di aiuto pervenuta da parte degli ospiti della struttura. All\u2019arrivo, i migranti, date le avverse condizioni meteo, ci invitano a entrare all\u2019interno del centro. <strong>Ci riferiscono di una protesta verificatasi tre giorni prima, in seguito alla quale \u00e8 stato loro sospesa la somministrazione dei pasti per due giorni consecutivi. La struttura appare particolarmente fredda, i riscaldamenti non sono in funzione. I richiedenti asilo raccontano che il pocket-money non viene loro erogato secondo le scadenze stabilite. Riferiscono che, a fronte dei 75 euro previsti, sono stati loro erogati 35 euro nel mese di settembre e 40 euro nel mese di novembre, ragion per cui hanno protestato nei giorni addietro. Il giorno successivo alla rimostranza, ci raccontano che il coordinatore del centro ha fatto ricorso alle forze dell\u2019ordine che, giunte sul posto, hanno chiesto le generalit\u00e0 di uno degli ospiti.<\/strong><\/p>\n<p>Lo stesso ci riferisce che un operatore, in seguito alla loro dipartita, gli ha comunicato che probabilmente sar\u00e0 revocata l\u2019accoglienza. Durante il colloquio con i migranti, il mediatore culturale ci riferisce che il responsabile del centro, Franco Cosenza, allertato telefonicamente intende parlare con uno dei referenti della campagna. Al telefono, ci intima ad allontanarci dalla struttura, in quanto privi di autorizzazione ad entrare. Gli facciamo presente che non \u00e8 nostra intenzione soffermarci all\u2019interno ma che non pu\u00f2 impedirci di parlare con i richiedenti asilo fuori dalle mura del centro.<\/p>\n<p>Da qui parte una lamentela contro \u201c<em>quei gran signori<\/em> (riferito ai migranti) <em>che non fanno altro che lamentarsi<\/em>\u201d, contro la Prefettura che non ha ancora erogato alla cooperativa il finanziamento, contro di noi che non sappiamo cosa significhi gestire una struttura di accoglienza. <strong>I migranti ci accompagnano all\u2019uscita, alcuni scalzi e con addosso vestiti leggeri. Chiediamo loro perch\u00e9 non indossino abiti pi\u00f9 pesanti, date le temperature bassissime all\u2019esterno. Ci rispondono di essere sprovvisti di vestiti adeguati per la stagione.<\/strong><\/p>\n<p>Stiamo costretti, dunque, ad evidenziare per l\u2019ennesima volta le storture di un sistema di accoglienza che non funziona. <strong>Com\u2019\u00e8 possibile che persone giunte in Italia da mesi, dopo esperienze di viaggio traumatiche segnate da perdite, maltrattamenti, stenti, sopravvissute a tragiche traversate, vengano \u201cspostate\u201d come pacchi postali da un centro all\u2019altro senza nessuna tutela dei loro diritti? Com\u2019\u00e8 possibile che coloro che dovrebbero tutelare i migranti, facciano ricorso alle forze dell\u2019ordine ogni qualvolta gli ospiti protestano per il mancato rispetto dei loro diritti?<\/strong><\/p>\n<p>Il caso vuole che questo centro nasca proprio vicino ad una chiesa ribattezzata anni fa \u201cSantuario di Santa Maria dell\u2019Accoglienza\u201d: ironia del destino?&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La\u00a0Campagna LasciateCIEntrare fa visita a due Centri d&#8217;Accoglienza Straordinari del Comune di Mendicino. Descrive la realt\u00e0 che si vive al loro interno da parte dei migranti. 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