{"id":80223,"date":"2017-06-24T09:47:07","date_gmt":"2017-06-24T07:47:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/accoglienza-migranti-lasciatecientrare-blitz-al-cas-nellex-villaggio-turistico-caldeo-di-castiglione\/"},"modified":"2023-01-16T19:33:01","modified_gmt":"2023-01-16T18:33:01","slug":"161393-accoglienza-migranti-lasciatecientrare-blitz-al-cas-nellex-villaggio-turistico-caldeo-di-castiglione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/161393-accoglienza-migranti-lasciatecientrare-blitz-al-cas-nellex-villaggio-turistico-caldeo-di-castiglione\/","title":{"rendered":"Accoglienza migranti: LasciateCIEntrare, blitz al CAS nell&#8217;ex villaggio turistico Caldeo di Castiglione"},"content":{"rendered":"<h4>Prosegue la Campagna LasciateCIEntrare. La delegazione che ha visitato la struttura \u00e8 composta da Emilia Corea (Associazione \u201cLa Kasbah\u201d), Luca Mannarino (attivista), Maurizio Alfano (attivista), Francesco Formisani (attivista), Luana Amendola (attivista), Fabrizio Liuzzi (attivista)<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CASTIGLIONE COSENTINO (CS) &#8211; &#8220;La frase che pi\u00f9 spesso ci viene ripetuta ogni qualvolta interloquiamo con i richiedenti asilo ospiti dei tanti centri di accoglienza temporanea disseminati ovunque, quasi sempre nei luoghi periferici delle nostre citt\u00e0 \u00e8: \u201cLife in the camp is hard\u201d. La logica del campo (il centro) risponde a una precisa volont\u00e0 di segregazione e di ghettizzazione delle persone provenienti dal sud del mondo, uno spazio extraterritoriale istituito da un diritto speciale (accoglienza straordinaria). I campi rappresentano la materializzazione di uno stato di eccezione divenuto permanente. Spesso coloro che vengono \u201caccolti\u201d (nei CAS) o detenuti (nei CIE\/CPR) all\u2019interno di queste strutture sono, dal punto di vista giuridico, dei fantasmi.<\/p>\n<p>Emblematico, in tal senso, il caso del centro di accoglienza straordinaria che sorge all\u2019interno dell\u2019<strong>ex villaggio agrituristico di Benito Caldeo.<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Il villaggio \u00e8 situato a parecchi chilometri di distanza dal centro abitato &#8211; raccontano i rappresentanti delle associazioni &#8211; nel territorio di Castiglione Cosentino. Per arrivarci bisogna percorrere una strada di campagna particolarmente irta. Ci eravamo recati in visita al centro, una prima volta, nello scorso ottobre. In quell\u2019occasione ci eravamo soffermati a parlare con il gestore del centro, nonostante avessimo notato da subito una certa diffidenza e ostilit\u00e0 nei nostri confronti. Il signor Caldeo ci aveva riferito di essere lui ad occuparsi di tutte le attivit\u00e0, con l\u2019ausilio di sua moglie, autodefinendosi \u201cmaestro di vita e di moralit\u00e0\u201d, oltre che insegnante del corso di italiano, mediatore culturale, operatore legale e sanitario. La conversazione con il gestore era proceduta a fatica, tra mezze risposte e divagazioni varie e si era interrotta nel momento in cui ci aveva spiegato il ruolo e la natura dei cittadini all\u2019interno della societ\u00e0.<strong> Secondo il signor Caldeo,<\/strong> infatti, le<strong> persone sono \u201combre\u201d<\/strong> non meglio precisate mentre <strong>lui sarebbe, a suo dire, \u201cl\u2019unico uomo onesto rimasto in Italia\u201d<\/strong>. Singolare la sua visione delle persone che portano orecchini e capelli lunghi. Aveva capito subito, infatti, i nostri \u201cevidenti problemi psichici\u201d e, a ragione di ci\u00f2, aveva affermato: \u201c uno che va in giro conciato in questo modo ha problemi seri di instabilit\u00e0 mentale ed esistenziale. Come pretendi di aiutare gli altri se tu stesso hai bisogno di aiuto?\u201d.<\/p>\n<h4>La struttura ospita oggi 42 persone<\/h4>\n<p>&#8220;Al ritorno &#8211; prosegue il racconto &#8211; ci eravamo fermati a parlare sulla strada con alcuni dei 25 ragazzi ospiti nel mese di ottobre della struttura. Provenivano dalla <strong>Nigeria, dalla Somalia, dalla Tunisia, dal Pakistan e dalla Guinea<\/strong>. Tra di loro <strong>10 donne, di cui 2 incinte<\/strong>, le quali \u2013 secondo quanto ci avevano riferito \u2013 non erano tutelate dal punto di vista sanitario. Nessuno di loro, nel mese di ottobre, aveva formalizzato la richiesta di protezione internazionale.<br \/>\nA distanza di qualche mese eravamo stati contattati da alcuni dei richiedenti asilo precedentemente incontrati. Era il mese di gennaio e lamentavano condizioni di vita insopportabili nel centro, soprattutto a causa del freddo micidiale in quel periodo. Ci avevano raccontato di essere costretti, tutte le sere, ad accendere un fuoco nel cortile esterno della struttura per riuscire a riscaldarsi. Pochi giorni prima, una delle donne incinte conosciute nel corso della nostra precedente visita, aveva portato fuori il neonato per regalargli un po\u2019 di tepore attorno al fuoco, quando una scheggia di fuoco lo aveva colpito provocandogli una grave ustione sul viso&#8221;.<\/p>\n<h4>Assistenza sanitaria? Visite dal medico ma i medicinali non vengono comprati<\/h4>\n<p>&#8220;Il 18 febbraio eravamo ritornati al centro, con l\u2019intenzione di capire meglio le dinamiche dell\u2019incidente, decidendo volutamente di non entrare e di aspettare i ragazzi sulla strada.<strong> Intanto, con il passare dei mesi, le richieste di aiuto da parte dei richiedenti asilo, ma anche di qualche autoctono entrato in contatto con i ragazzi, sono continuate ad arrivare sui nostri telefoni.<\/strong> Ad oggi molti ci riferiscono di essere<strong> sprovvisti del permesso di soggiorno;<\/strong> alcuni sono riusciti ad ottenerlo solo grazie al coinvolgimento di amici italiani i quali si sono premurati di accompagnarli in questura allo scopo di formalizzare le pratiche relative alla richiesta di asilo. Per quanto riguarda <strong>l\u2019assistenza sanitaria<\/strong>, riferiscono, vengono accompagnati dal medico, ma i <strong>farmaci prescritti<\/strong> non vengono mai acquistati, <strong>nemmeno nel caso di patologie gravi&#8221;.<\/strong><\/p>\n<h3>Minacciati se chiedono notizie sui documenti<\/h3>\n<h4>I permessi di soggiorno &#8216;sequestrati&#8217; dal proprietario<\/h4>\n<p>&#8220;Attualmente, ci dicono, il centro ospita <strong>42 persone, delle quali 8 donne<\/strong>. Sono presenti due minori, nati da poco. Tutti i richiedenti asilo con i quali abbiamo interloquito riferiscono di <strong>minacce in merito all\u2019ottenimento dei documenti ad ogni loro protesta<\/strong>. Riferiscono, inoltre &#8211; spiegano i rappresentanti delle associazioni &#8211; che i <strong>permessi di soggiorno ritirati in Questura sono stati sequestrati dal gestore della struttura<\/strong>, il quale ha consegnato loro solo una <strong>copia<\/strong> degli stessi. Ci raccontano che alcuni ragazzi, i quali avevano palesato il malcontento relativo alle condizioni di accoglienza, sono stati costretti a firmare un documento scritto in italiano alla presenza dei carabinieri &#8211; accorsi in seguito alla chiamata del signor Benito &#8211; attraverso il quale veniva loro revocata l\u2019accoglienza all\u2019interno della struttura&#8221;.<\/p>\n<h4>Le donne ospiti? Ritenute dai gestori &#8220;prostitute&#8221;<\/h4>\n<p>&#8220;<strong>Inquietante<\/strong>, inoltre, la considerazione che i gestori hanno delle donne presenti nella struttura:<strong> tutte presunte prostitute,<\/strong> secondo la responsabile del centro. Donne sopravvissute a stupri di gruppo durante il viaggio, probabilmente trafficate per soddisfare gli appetiti dei clienti occidentali. Donne poco pi\u00f9 che bambine alle quali \u00e8 stato strappato tutto, anche la possibilit\u00e0 di ricucire le ferite inferte dalla violenza e alle quali \u00e8 stata attaccata al petto una lettera scarlatta da coloro a cui ne sono state affidate le esistenze.<\/p>\n<p><strong>&#8220;La qualit\u00e0 del cibo, riferiscono, \u00e8 scadente.<\/strong> Spesso si rifiutano di mangiare quello che viene loro somministrato attraverso il catering e usano i loro pocket-money per l\u2019acquisto dei beni di prima necessit\u00e0. Ci riferiscono, inoltre, che per cucinare in autonomia sono costretti ad accendere fuochi all\u2019esterno della struttura. D\u2019altra parte, cos\u00ec come afferma<strong> la signora Caldeo<\/strong>, durante una conversazione informale &#8220;siamo imprenditori, non siamo volontari n\u00e9 associati, n\u00e9 consociati. In qualche modo dobbiamo avere il nostro tornaconto, altrimenti avremmo fatto tutt\u2019altro&#8221;.<br \/>\n<strong>&#8220;Ancora una volta siamo di fronte alla cruda e solita realt\u00e0<\/strong> &#8211; raccontano &#8211;<strong>\u00a0<\/strong>che vuole che le persone siano trattate come oggetti, e soprattutto, come fonte di reddito. Da anni denunciamo e documentiamo realt\u00e0 disarmanti, inquietanti, indegne. Denunce ignorate dagli enti preposti a vigilare sul corretto funzionamento dei centri di accoglienza straordinari. Fino a quando indagini della procura o inchieste eclatanti non accendono i riflettori sulla corruzione, la disonest\u00e0, il marcio di alcune gestioni il cui malaffare era, fino a quel momento, sotto agli occhi di tutti. Lo abbiamo visto a Spineto, nel Cas della vergogna. O a <strong>Camigliatello<\/strong>, dove i migranti venivano costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento, costretti a subire soprusi e violenze. O a <strong>Isola Capo Rizzuto<\/strong>, dove le mani misericordiose delle confraternite strettamente allacciate a quelle della \u2018ndrangheta\u2019 locale hanno stritolato, per anni, le esistenze di migliaia di profughi transitati da uno dei campi pi\u00f9 grandi di Europa. Sotto gli occhi compiacenti di prefetture corresponsabili!&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue la Campagna LasciateCIEntrare. 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