{"id":8414,"date":"2012-11-26T09:34:40","date_gmt":"2012-11-26T08:34:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=8414"},"modified":"2023-01-17T13:41:37","modified_gmt":"2023-01-17T12:41:37","slug":"3616-faraca-il-campione-premiato-dalla-commissione-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/3616-faraca-il-campione-premiato-dalla-commissione-cultura\/","title":{"rendered":"Faraca: il campione premiato dalla Commissione Cultura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>COSENZA &#8211;<\/strong> Omaggio al campione. <strong>Quando si parla di Pino Faraca non si sa dove finisce il ciclista e dove inizia l\u2019artista.<\/strong> Perch\u00e9 in lui le due dimensioni hanno sempre convissuto, rappresentando quasi due universi paralleli. Da quando un brutto incidente lo port\u00f2 via anzitempo dal mondo delle<\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">corse in bicicletta, non ha pi\u00f9 montato le due ruote, ma la bicicletta ha continuato a stare al centro del suo pulsare, anche quello artistico,<strong> all\u2019interno del buen retiro che Pino Faraca ha fissato nel centro storico, nel suo studio-galleria d\u2019arte in Vico IV Santa Lucia.<\/strong> E l\u00ec che continua a dipingere biciclette, corse e scene dal giro, con la passione di sempre, quella stessa passione che, acclamato beniamino dei suoi orgogliosi concittadini, gli aveva permesso di scalare montagne e di rituffarsi a perdifiato per ripide discese che allungavano il suo sguardo sorpreso sulle valli dei percorsi ciclistici di quel Giro d\u2019Italia di cui sarebbe potuto essere protagonista per tanto tempo ancora. Non \u00e8 il caso di rimuginare su un passato che non pu\u00f2 pi\u00f9 ritornare, ma le sue imprese ciclistiche, da quando indoss\u00f2 la maglia bianca di giovane rivelazione del primo Giro d\u2019Italia cui partecip\u00f2 sono scolpite nell\u2019immaginario collettivo e sono patrimonio della citt\u00e0 di Cosenza che nessuno vuol disperdere<strong>. Mossi da questo intento, i consiglieri comunali della Commissione cultura che ha ospitato Pino Faraca a Palazzo dei Bruzi, pi\u00f9 da artista che non da ciclista, ma le due anime non fanno altro che mescolarsi diventando imprescindibili l\u2019una dall\u2019altra, ha rivolto un appello al Sindaco Mario Occhiuto, per far s\u00ec che, in occasione del passaggio a Cosenza della prossima edizione del Giro d\u2019Italia, in programma per l\u20198 maggio del 2013, quando la citt\u00e0 dei Bruzi sar\u00e0 sede di partenza della tappa Cosenza-Matera, la figura di Faraca, il ciclista, ma anche il pittore, venga ricordata adeguatamente, come ambasciatore della citt\u00e0 di Cosenza nel resto del Paese per il contributo che il ciclista cosentino ha dato alla corsa rosa pi\u00f9 acclamata d\u2019Italia e per quel che continua a dare al ciclismo anche da artista. L\u2019appello \u00e8 stato lanciato al sindaco dal presidente della Commissione Claudio Nigro e da Mimmo Frammartino, Maria Lucente, Giovanni Quintieri, Massimo Bozzo e Pino Spadafora che hanno con i loro interventi nella seduta che ha ospitato Faraca sostanziato la loro richiesta. Una richiesta corroborata anche dalla presenza del Presidente provinciale del CONI Pino Abate che viaggia sulla stessa lunghezza d\u2019onda e che in dicembre conferir\u00e0 a Faraca un premio nell\u2019ambito della consueta festa delle stelle dello sport, come quello che la Commissione cultura gli ha appena consegnato.<\/strong> Frammartino, artefice e relatore della proposta di ospitare a Palazzo dei Bruzi il ciclista ed artista cosentino, richiamando alla memoria le imprese di Pino Faraca negli anni settanta ed ottanta e rileggendo in commissione un vecchio articolo del decano dei giornalisti esperti di due ruote Gino Sala. Nel quale Faraca viene ricordato come passista-scalatore nei professionisti della pedalata, dove rimase dall\u201981 al 1986. In quegli anni ottenne un sorprendente undicesimo posto nel suo primo Giro d\u2019Italia, piazzamento che gli valse la maglia bianca, portata sulle spalle con orgoglio perch\u00e9 si trattava di un riconoscimento attribuito al miglior neoprofessionista. <strong>Il ricordo di Gino Sala, ripreso dal consigliere Frammartino, si spinge pi\u00f9 in l\u00e0, all\u201981, quando Faraca figur\u00f2 addirittura tra i ciclisti in odore di nazionale. Il commissario tecnico dell\u2019Italia Alfredo Martini lo aveva selezionato per il \u201cgrande salto\u201d, ma a spezzare i sogni di gloria fu la rovinosa caduta nel Giro dell\u2019Appennino.<\/strong> Da probabile campione a comparsa il passo fu breve. L\u2019anticamera dell\u2019addio definitivo alle corse. Quindi, prima il negozio di biciclette che porta il suo nome, poi la galleria d\u2019arte nel centro storico di Cosenza, dove oggi continua a dare sfogo alla sua creativit\u00e0. Il rimpianto non \u00e8 affatto svanito e quando prende la parola in commissione cultura Pino Faraca trattiene a fatica l\u2019emozione. Poi, con grande umilt\u00e0 ed una sensibilit\u00e0 che pochi possono ancora oggi esibire, prende a raccontare e a raccontarsi. <strong>Di quando, Adriano De Zan indimenticato cronista televisivo della corsa rosa, rimase affascinato dai suoi quadri, al punto di insistere per portarli al Giro d\u2019Italia. O ancora di quando Ernesto Colnago, famosissimo imprenditore, ex ciclista e costruttore di bici da corsa, gli commission\u00f2 di recente un quadro, \u201cOltre il 2012\u201d, per la Fiera di Milano. Ora che ha appeso la bici in soffitta e che si dedica esclusivamente all\u2019arte, la sua galleria di corso Telesio \u00e8 una sorta di sancta santorum zeppa di tele. Non solo ciclismo, ma anche autoritratti ed altri bei quadri dedicati anche al calcio. Un impasto tra futurismo e cubismo. Alcune di queste apprezzatissime tele sono state invitate a Reggio Emilia alla Fiera dell\u2019Arte internazionale. Faraca con il suo racconto suscita l\u2019emozione di tutta la commissione cultura, come afferma Maria Lucente. \u00abOccorre celebrare oggi soprattutto l\u2019artista\u00bb \u2013 sottolinea Giovanni Quintieri. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E Massimo Bozzo, che ricorda, appena undicenne, di una cena a casa sua a Donnici, ospite di riguardo il patron del Giro d\u2019Italia di tutti i tempi Vincenzo Torriani, non ha dubbi nel definire Pino Faraca\u00abla massima espressione dello sport nella citt\u00e0 di Cosenza\u00bb. <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Per Pino Spadafora Faraca \u00abnon \u00e8 stato solo un apprezzato anche se sfortunato ciclista, ma una grande persona per la sua modestia e le sue doti umane\u00bb. Un\u2019analisi che ci trova tutti d\u2019accordo e che fa venire in mente i versi della bellissima canzone di Gino Paoli dedicata a Fausto Coppi: \u201cun omino che non ha la faccia da campione, ma con un cuore grande come l&#8217;Izoard\u201d, la vetta scalata pi\u00f9 volte da Coppi al Tour de France.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Omaggio al campione. Quando si parla di Pino Faraca non si sa dove finisce il ciclista e dove inizia l\u2019artista. Perch\u00e9 in lui le due dimensioni hanno sempre convissuto, rappresentando quasi due universi paralleli. 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