{"id":85694,"date":"2017-11-06T14:07:33","date_gmt":"2017-11-06T13:07:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cas-di-roggiano-sopralluogo-di-lasciatecientrare-storie-di-ordinaria-malaccoglienza\/"},"modified":"2023-01-16T19:39:08","modified_gmt":"2023-01-16T18:39:08","slug":"184929-cas-di-roggiano-sopralluogo-di-lasciatecientrare-storie-di-ordinaria-malaccoglienza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/184929-cas-di-roggiano-sopralluogo-di-lasciatecientrare-storie-di-ordinaria-malaccoglienza\/","title":{"rendered":"CAS di Roggiano, sopralluogo di LasciateCIEntrare: &#8220;Storie di ordinaria malaccoglienza&#8221;"},"content":{"rendered":"<h4>Circa 60 persone <strong>all&#8217;interno di una struttura priva di riscaldamenti, acqua calda e con due servizi igienici. Cibo\u00a0insufficiente e di bassa qualit\u00e0; nessun ricambio di vestiario e lenzuola.\u00a0<\/strong><\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ROGGIANO GRAVINA (CS) &#8211; &#8220;Il sistema di accoglienza italiano ci ha abituati ad osservare e rilevare le conseguenze dei famigerati affidi diretti da parte della Prefettura a privati o cooperative, spesso senza alcuna esperienza in merito all\u2019accoglienza e alla tutela di richiedenti asilo e rifugiati.&#8221; Cos\u00ec si legge in un report della <strong>Campagna LasciateCIEntrare \u2013 Delegazione costituita da: Luana Ammendola (attivista), Emilia Corea (Associazione La Kasbah) e Luca Mannarino (attivista); in seguito a una serie di visite di monitoraggio all&#8217;interno del centro di accoglienza straordinaria di Roggiano.<\/strong> &#8220;Quel che conta &#8211; continua il report &#8211; \u00e8 avere a disposizione una struttura atta a \u201cparcheggiare\u201d le persone a tempo indeterminato senza che reali percorsi di inserimento siano avviati. Capita cos\u00ec, che <strong>associazioni o cooperative che fino a qualche mese prima si occupavano di tutt\u2019altro, o che addirittura sono state create proprio per lo scopo, si ritrovino a gestire l\u2019accoglienza di persone in fuga dalla miseria, dalle persecuzioni e dai tanti conflitti che insanguinano interi paesi del sud del mondo.<\/strong> Paesi depredati dalle multinazionali del mondo occidentale o devastati dagli ordigni portatori di \u201cdemocrazia e libert\u00e0\u201d. Persone scampate alla guerra, alla tortura, alla traversata del mediterraneo le cui esistenze sono lastricate di lutti e di traumi, persone lasciate a se stesse in una sorta di limbo all\u2019interno dei C.A.R.A., dei C.A.S., dei C.I.E., degli Hotspot. <strong>Svariate sigle, una condizione unica e costante: l\u2019abbandono! Utili a coloro i quali lucrano sui prigionieri della non-accoglienza.<\/strong> Una sospensione temporale che reitera i traumi subiti durante il percorso migratorio alimentando e aggravando, di fatto, la vulnerabilit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p><strong>Il Cas di Roggiano Gravina gestito dall\u2019Associazione San Biagio onlus<\/strong> (dall\u2019elenco pubblicato dalla Prefettura e aggiornato al 10\/05\/2017),\u00a0 risulta attivo dal 2016 con convenzione stipulata giorno 01\/12\/2016 con decorrenza dal 19\/11\/2016. <strong>Nello stesso elenco \u00e8 riportato il Cas di Altomonte con una presenza di 19 persone e il Cas di Cosenza con una presenza di 8 persone, per tutti e due i Cas \u00e8 riportata un\u2019istruttoria in corso.<\/strong> La Prefettura di Cosenza ha pubblicato una Manifestazione di interesse, con scadenza 22 maggio 2017, per l\u2019individuazione di operatori economici ai quali affidare il servizio di \u201cPrima accoglienza di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale e la gestione dei servizi connessi\u201d per il corrente anno ai sensi del d.lgs 50\/2016 articolo 63 comma 2 punto C. <strong>Con verbale del 15 giugno 2017 \u00e8 stata approvata la graduatoria finale nella quale si legge che l\u2019Associazione San Biagio onlus non \u00e8 ammessa\u00a0per la mancanza di comprovata esperienza.<\/strong> La stessa aveva dato disponibilit\u00e0 all&#8217;apertura di nuovi Cas nella citt\u00e0 di Cosenza e Altomonte, Cas comunque gi\u00e0 attivi senza convenzione. Lo scorso 29 aprile decidiamo di effettuare una prima visita all\u2019interno del Centro in questione. Appena arrivati troviamo i richiedenti asilo seduti su una panchina di fronte alla struttura. Prima di interloquire con i gestori, ci fermiamo a parlare con loro. <strong>Il Centro, attualmente concentrato in 7 appartamenti ricavati in un ex scuola del paese (dall\u2019aprile 2017), \u00e8 stato originariamente aperto\u00a0 all&#8217;interno di una struttura priva di riscaldamenti, nella quale \u00e8 rimasto ubicato per tutto l\u2019inverno scorso. Ogni appartamento \u00e8 servito da due servizi igienici. Al momento della nostra visita le persone ospitate all\u2019interno della struttura sono circa 60.<\/strong><\/p>\n<p>Gli ospiti non sono a conoscenza della propria situazione giuridica rispetto alla richiesta di protezione internazionale. Alcuni affermano di aver fatto richiesta al momento dello sbarco a Pozzallo o Lampedusa, ma non sanno a che punto sia l\u2019iter di riconoscimento del proprio status. <strong>Alcuni sono arrivati nel CAS da circa sei mesi altri da 3 \u2013 5 mesi, ci riferiscono.<\/strong> Chi \u00e8 arrivato da meno tempo non ha ancora redatto il modello C3. <strong>Nessuno \u00e8 andato in Commissione pur essendo presenti persone che arrivate 6 mesi addietro. Dichiarano di non essere in possesso della tessera sanitaria e che per qualsiasi tipo di malessere viene somministrato loro lo stesso medicinale.<\/strong> Il <strong>cibo<\/strong>, ci riferiscono sia i migranti che, successivamente, gli operatori, viene portato dall\u2019esterno da un ditta di catering, ma i migranti affermano che \u00e8 <strong>insufficiente e di bassa qualit\u00e0. I pocket money vengono erogati mensilmente e ammontano a 75 euro.<\/strong> Lamentano di non avere ricambi di <strong>vestiario e di utilizzare da mesi sempre gli stessi abiti,\u00a0 impossibilitati a lavarli<\/strong>, di conseguenza. Stesso dicasi per le <strong>uniche e sole lenzuola a loro disposizione.<\/strong> Ogni qualvolta provano a lamentarsi o a protestare per qualcuno dei disservizi di cui sopra, riferiscono, vengono chiamati i carabinieri.<\/p>\n<p>Mentre parliamo con i richiedenti asilo arriva, dall\u2019altra parte della strada, un operatore che ci chiede chi siamo e cosa vogliamo dai ragazzi. Ci presentiamo e chiediamo informazioni sulla gestione del CAS. A seguire, arriva una persona che si presenta come il responsabile della struttura e tre operatori. I<strong>l responsabile inizia a rispondere in maniera approssimativa alle nostre domande rispetto all\u2019erogazione dei servizi di accoglienza (riconoscimento status giuridico, corsi di lingua italiana\u2026).<\/strong> Inizialmente afferma che gli ospiti del centro hanno presentato tutti il modello C3, poi afferma il contrario, dichiara che quotidianamente viene tenuto il corso di lingua italiana e che i ragazzi frequentano corsi professionali presso un\u2019altra associazione del paese. Appare disorientato quando gli indichiamo la differenza tra il possesso del codice STP e l\u2019iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale. <strong>Ci comunica che all\u2019interno della struttura \u00e8 presente il mediatore culturale di lingua inglese, nonostante quasi tutti gli ospiti siano francofoni!<\/strong> Alla domanda riferita alla mission dell\u2019associazione prima della gestione del CAS, risponde uno degli operatori in maniera infastidita \u201c<em>mi para ca stati faciannu troppi domandi<\/em>\u201d (mi sembra che stiate facendo troppe domande), mentre alla nostra richiesta di visitare il centro afferma che \u201c<em>mancu curi carr\u2019armati potiti trasiri<\/em>\u201d (neanche con i carri armati potete entrare). Poi gli operatori, eccetto uno che sembrerebbe sia rimasto a controllare che i ragazzi non ci dicessero qualcosa di compromettente, si congedano.<\/p>\n<p>Salutiamo i ragazzi e andiamo via con una brutta sensazione addosso, riflettendo sul continuo reiterare di un <strong>atteggiamento di chiusura verso una societ\u00e0 civile che vuole conoscere\u2026come se la gestione dell\u2019accoglienza fosse privata e i migranti propriet\u00e0 dei gestori.<\/strong> Una propriet\u00e0 remunerativa che ormai \u00e8 diventata un investimento a lunga durata e, purtroppo, un disinvestimento per quanto concerne la tutela dei diritti. Qualche giorno dopo la nostra visita, un sopralluogo congiunto da parte di Prefettura, Comune, ASP, Vigili del Fuoco, rileva una serie di prescrizioni in merito alla carenza degli spazi comuni, dei servizi e degli arredi. Iniziano, dunque, i lavori per adeguare la struttura ma non variano le modalit\u00e0 di gestione e di approccio relazionale nei confronti delle persone ospiti. <strong>Ritorniamo a Roggiano ancora altre due volte.<\/strong> Incontriamo gli ospiti del centro e intervistiamo alcuni abitanti del luogo che nel tempo sono entrati in contatto, a vario titolo, con il gestore e l\u2019organizzazione interna del centro. <strong>Tutte le persone con cui abbiamo parlato hanno confermato i maltrattamenti e i disservizi sub\u00ecti dai migranti cos\u00ec come la volont\u00e0 da parte del gestore di allontanare chiunque non si allinei alle sue posizioni e\/o inizi a fare troppe domande e a pretendere servizi e trattamenti dignitosi.<\/strong> Pare che i ragazzi abbiano effettuato solo 4 lezioni di alfabetizzazione e che non sia stata organizzata nessun\u2019altra attivit\u00e0 all\u2019interno del centro, secondo quanto riferitoci dagli stessi. Le relazioni tra gestore e migranti sono costituite da <strong>continue aggressioni e violenze verbali<\/strong> da parte del primo, ci raccontano. In molte occasioni i ragazzi sono stati costretti a protestare contro i trattamenti\u00a0 sub\u00ecti all\u2019interno del centro. Cos\u00ec come nel corso della\u00a0 protesta del 5 luglio scorso. Anche in quel caso, come in tutti gli altri, il gestore e alcuni operatori hanno cercato di far rientrare la protesta con <strong>atteggiamenti minacciosi e prepotenti,<\/strong> secondo quanto riferito dai migranti. Puntualmente, agli ospiti che hanno continuato a protestare rifiutandosi di firmare l\u2019elenco delle presenze, non sono stati somministrati due pasti consecutivi.<\/p>\n<p>Lo stesso hanno affermato gli ospiti di un altro CAS gestito dalla stessa cooperativa, nel territorio comunale di <strong>Altomonte,<\/strong> a pochi chilometri di distanza da Roggiano Gravina. Durante la protesta da loro effettuata il 23 ottobre scorso, infatti, s<strong>ono arrivati a piedi da Altomonte a Roggiano e hanno protestato per l\u2019assenza di acqua calda, lenzuola e coperte, oltrech\u00e9 per la mancata erogazione del pocket money da pi\u00f9 di due mesi.\u00a0<\/strong>L\u2019ultimo sopralluogo effettuato qualche settimana fa dagli enti preposti nella struttura di Roggiano, inoltre, ha evidenziato il permanere di alcuni disservizi, tra cui la<strong> mancanza di acqua calda e riscaldamenti in alcuni locali, a cui i gestori avrebbero dovuto sopperire entro 15 giorni.<\/strong> Allo scadere di tale periodo di tempo gli stessi enti avrebbero effettuato un ulteriore sopralluogo per verificare l\u2019avvenuto adeguamento. Ad oggi, quest\u2019ultimo ulteriore sopralluogo non \u00e8 stato ancora effettuato. Ad ogni modo, pare che, in seguito alle continue pressioni ricevute da pi\u00f9 parti, <strong>il gestore, Biagio Germano, abbia deciso di effettuare degli adeguamenti strutturali all\u2019interno del centro, oltre ch\u00e9 aumentare le ore di alfabetizzazione e rendere costanti le relative lezioni.\u00a0<\/strong>Ma ancora oggi gli ospiti della struttura <strong>non ricevono rispettivamente il pocket-money; l\u2019acqua calda, cos\u00ec come i riscaldamenti, non vengono erogati, o vengono erogati a singhiozzo.\u00a0<\/strong>Una situazione, quella descritta, ripetutamente registrata durante le nostre visite. <strong>Nei tanti centri di \u201cmalaccoglienza ordinaria\u201d<\/strong> che si stanno moltiplicando sul nostro territorio non importa la qualit\u00e0 del servizio offerto, non importa la professionalit\u00e0, la sensibilit\u00e0 e la capacit\u00e0 relazionale degli operatori, <strong>non importa il valore infinito di una vita umana.<\/strong> Ci\u00f2 che importa \u00e8 il tornaconto economico che la sola presenza di quella singola vita riesce a produrre; ci\u00f2 che importa \u00e8 riuscire ad utilizzare, manovrare, minacciare quelle stesse vite. Ci\u00f2 che importa \u00e8, soprattutto, che tutto\u00a0 questo non esca fuori dai luoghi in cui ogni presenza \u201cnon allineata\u201d \u00e8 assolutamente bandita. Un copione gi\u00e0 letto altrove!&#8221;<\/p>\n<h3><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\">LEGGI ANCHE<\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\"><a style=\"color: #0000ff;\" href=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/3522\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">CAS Roggiano, replica l\u2019Associazione San Biagio: \u201cLasciateCIEntrare non \u00e8 mai entrata nel centro\u201d<\/a><\/span><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Circa 60 persone all&#8217;interno di una struttura priva di riscaldamenti, acqua calda e con due servizi igienici. 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