{"id":88981,"date":"2018-01-27T06:00:52","date_gmt":"2018-01-27T05:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/galizia-la-perizia-punta-sullarma-una-beretta-calibro-nove\/"},"modified":"2023-01-16T18:48:53","modified_gmt":"2023-01-16T17:48:53","slug":"198744-galizia-la-perizia-punta-sullarma-una-beretta-calibro-nove","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/198744-galizia-la-perizia-punta-sullarma-una-beretta-calibro-nove\/","title":{"rendered":"Galizia, la perizia punta sull&#8217;arma, una Beretta calibro nove"},"content":{"rendered":"<h4>Il perito della Procura ricostruisce i momenti caldi della morte di Edda Costabile e la figlia Ida Attanasio. A sparare la quasi certezza di una Beretta 84 BB o F calibro 9.<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; Ancora un altro <strong>perito<\/strong> da parte della <strong>Procura<\/strong> per analizzare le parti salienti dell<strong>&#8216;omicidio di\u00a0due donne Edda Costabile e la figlia Ida Attanasio<\/strong>, rispettivamente mamma e sorella di Francesco Attanasio trucidate\u00a0a colpi di pistola, il\u00a030 ottobre 2016 mentre erano al cimitero di San Lorenzo del Vallo. Ad essere accusato <strong>Luigi Galizia,<\/strong> fratello di Damiano, 31 anni, ucciso da Francesco Attanasio il 26aprile del 2016.\u00a0\u00a0Galizia\u00a0deve rispondere di <strong>duplice omicidio aggravato da futili motivi, porto e detenzione illegale di arma<\/strong>. L&#8217;imputato \u00e8 difeso dagli avvocati Francesco Boccia e Cesare Badolato. Francesco Attanasio costituitosi parte civile \u00e8 rappresentato\u00a0dall\u2019avvocato Giuseppe Francesco Formica, mentre\u00a0l\u2019avvocato Antonio Ingrosso rappresenta i familiari delle vittime<\/p>\n<p>La Corte presieduta dal giudice Giovanni Garofalo ha ascoltato\u00a0il consulente tecnico Barbaro, chiamato dalla Procura di Castrovillari nelle primissime ore del 30 ottobre per effettuare un <strong>sopralluogo<\/strong> dopo l&#8217;omicidio delle due donne all&#8217;interno del<strong> cimitero<\/strong> di San Lorenzo del Vallo. Alle 14 dello stesso giorno sottopose i due corpi ad esame autoptico. Subito dopo gli \u00e8 stato conferito l&#8217;incarico di <strong>periziare le tre autovetture<\/strong> in uso alla famiglia Galizia, l&#8217;<strong>abitazione<\/strong> nella quale Luigi si \u00e8 nascosto per alcuni giorni, la <strong>compatibilit\u00e0 dei bossoli<\/strong> ritrovati sul luogo dell&#8217;omicidio con le armi rinvenute ad aprile del 2016. Il perito anche con l&#8217;aiuto di un video ha illustrato i <strong>movimenti che avrebbe compiuto l&#8217;assassino durante l&#8217;omicidio<\/strong>; una proiezione con il percorso effettuato dalle vittime. La Costabile rimane all&#8217;esterno, la figli cerca di fuggire scavalcando il muretto. Ed \u00e8 l\u00ec che perde una scarpa. Quattro i colpi esplosi verso di lei: uno al capotto che indossava, due alla spalla e uno alla testa.<\/p>\n<p>Durante la sparatoria l&#8217;assassino avrebbe <strong>scarrellato l&#8217;arma, 12 cartucce<\/strong>. Da un attenta perizia per il consulente tecnico l&#8217;arma utilizzata potrebbe essere una <strong>Beretta calibro 9 corta o 9&#215;17<\/strong> . Questo sulla base delle caratteristiche dei proiettili. Uno di questi era conficcato nella cappella difronte a quella della famiglia Attanasio. La vittima aveva una <strong>ferita di difesa alla mano destra<\/strong> perch\u00e8 aveva cercato di parare il colpo. La madre Costabile aveva la dentiera che,cadendo, si \u00e8 profusa. Una volta uccisa la Costabile l&#8217;assassino gira attorno alla cappella e vede l&#8217;altra vittima, l&#8217;Attanasio passare e spara, colpendo l&#8217;ingresso. Vicino alla cappello ha esploso tre colpi e poi quello di grazia. Il perito ha <strong>realizzato due percorsi<\/strong>, uno fatto dall&#8217;omicida e l&#8217;altro dall&#8217;Attanasio nel tentativo di fuga. Entrambi portano nel punto dove \u00e8 stato trovato il cadavere della Costabile raggiunta da <strong>sette proiettili di cui uno al collo, uno al polmone, cinque non vitali ma sufficienti per provocare la morte<\/strong> per shock emorragico. Anche la <strong>Costabile<\/strong> ha sollevato la <strong>mano destra<\/strong> per <strong>difendersi<\/strong>. Il proiettile le ha attraversato la mano. Un proiettile \u00e8 stato trovato nell&#8217;avambraccio sinistro; quello mortale al collo, ha reciso la carotide. La donna non \u00e8 morta nell&#8217;immediato, ma in poco tempo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-198871\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/Duplice-omicidio-San-Lorenzo-Del-Vallo.jpg\" alt=\"Duplice omicidio San Lorenzo Del Vallo\" width=\"591\" height=\"325\" title=\"\"><\/p>\n<h3>Stub, perizia sulle vetture e l&#8217;abitazione in cui rimase nascosto per giorni<\/h3>\n<p>Per quanto riguarda lo <strong>stub<\/strong> effettuato sui <strong>parenti<\/strong> di Luigi Galizia, questo sarebbe risultato <strong>negativo<\/strong>. Mentre sulle tre <strong>autovetture<\/strong> sarebbero state trovate <strong>particelle<\/strong> di <strong>bario<\/strong> e <strong>antimonio<\/strong> corrispondenti, nella parte posteriore dell&#8217;auto, in corrispondenza delle cintura, sul volante, sul cruscotto e sul cambio. anche sugli indumenti rinvenuti all&#8217;intreno dell&#8217;Alfa Romeo 153 sono stati rinvenute particelle tipiche dello <strong>sparo<\/strong>.<\/p>\n<p>Nell&#8217;<strong>abitazione<\/strong> il perito ha trovato un <strong>posacenere<\/strong> pieno di cicche di <strong>sigarette<\/strong> con solo due rispondenti alla marca <strong>Merit<\/strong>, Il perito ha aggiunto che i bagni erano abbastanza in ordine, &#8220;Non era un appartamento usato abitualmente&#8221; . Ha escusso sulle cartucce comparate con le munizioni ritrovate\u00a0nel box a Rende, in uso a Damiano Galizia. &#8220;<strong>Questo calibro \u00e8 usato prevalentemente dalla Guardia di Finanza.<\/strong> Non ha attinenza con l&#8217;arsenale. Posso affermare che potrebbe trattarsi di una <strong>Beretta 84 BB o F<\/strong>\u00a0. I colpi sono stati esplosi dalla stessa arma utilizzata in altre circostanti. C&#8217;\u00e8 un particolare, <strong>l&#8217;arma deve essersi inceppata perch\u00e8 ha &#8220;scarrellato&#8221;<\/strong>. Anche la perizia sull&#8217;auto di Galizia ha dato esito positivo allo stub. Una minima quantit\u00e0 di particelle sono state rinvenuto anche sul cappellino. Il perito le ha catalogate come particelle da contatto perch\u00e8 provenienti da una superficie inquinata, ad esempio la mano, una maglia.<\/p>\n<p>La <strong>difesa<\/strong> si e&#8217; soffermata molto sullo <strong>stub<\/strong> effettuato, sui <strong>mozziconi<\/strong> di sigaretta, su una possibile <strong>arma<\/strong> nascosta, sul <strong>berrettino<\/strong> e il <strong>Dna<\/strong> eventualmente estratto, sulla distanza in cui sono stati sparate le due donne e sullo <strong>scarrellamento<\/strong> dell&#8217;arma. Il tempo per effettuarlo \u00e8 brevissino. Noi abbiamo trovato due cartucce. Se ricordo bene c&#8217;era il segno superficiale di ripercussione Quindi c&#8217;era una problematica e non era esploso. E&#8217; necessario saperla usare e avere <strong>dimestichezza<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La polizia di Stato, il ritrovamento dell&#8217;Alfa 156, gli indumenti rinvenuti in macchina<\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>PER SAPERNE DI PIU&#8217; CLICCA IN BASSO<\/strong><\/span><\/p>\n<h3><!--nextpage--><\/h3>\n<p>Il teste Fabio Falcone, commissario capo della mobile di Cosenza che ha risposto alle domande del pubblico ministero. \u00abIl 31 ottobre 2016 abbiamo <strong>perquisito<\/strong>\u00a0casa di <strong>Morena Rubino<\/strong> prelevata a Cassano. Ha assistito il fratello di Morena e successivamente il pap\u00e0 di Luigi chiamato Franco. Successivamente insieme ad altri due investigatori siamo andati a effettuare un <strong>sopralluogo<\/strong> al cimitero in quanto non ero presente alle prime fasi investigative e, subito dopo abbiamo raggiunto l\u2019<strong>autovettura<\/strong> in piazza largo <strong>Santa Maria<\/strong>, gi\u00e0 individuata il giorno stesso dell\u2019omicidio alle 17:13, tramite un <strong>Gps<\/strong> che era installato sull\u2019autovettura precedentemente per via di un altro procedimento penale della Dda in riferimento al ritrovamento dell\u2019arsenale nell\u2019aprile del 2016, nel magazzino in uso al fratello Damiano Galizia, poi rimasto ucciso per mano di Francesco Attanasio. L\u2019ambientale da allora non era stato poi rimosso.<\/p>\n<p>Avevamo inviato la mattina stessa <strong>due investigatori<\/strong> a controllare e monitorare la situazione. Noi lo abbiamo letto sul sistema la mattina del 31 ottobre alle 8.05 in largo Santa Maria, un parcheggio su viale Ionio, vicinissimo al santuario della Madonna delle Grazie. Gli investigatori al ritorno hanno comunicato che il <strong>finestrino lato guida<\/strong> era completamente <strong>aperto<\/strong> e le <strong>chiavi<\/strong> erano <strong>inserite nel quadro<\/strong>. La speranza, per noi, era che nell\u2019arco della giornata trovassimo Luigi Galizia. Premetto che durante la perquisizione effettuata a casa di Morena Rubino avevamo detto al padre di Luigi Galizia \u201cdite a vostro figlio di venire alla polizia\u201d. Siamo stati nell\u2019abitazione di Morena posta su tre livelli nella speranza di trovare l\u2019arma. L\u2019abitazione \u00e8 molto vicino al cimitero. Dopo la perquisizione nel <strong>pomeriggio<\/strong> siamo andati sul posto in cui il <strong>Gps<\/strong> ci segnalava la <strong>macchina<\/strong> che effettivamente abbiamo ritrovato. Era l\u2019unica macchina presente nel parcheggio, vicino solo ad un carrettino. Noi andavamo e venivamo dal veicolo per non destare sospetti. La nostra speranza \u00e8 che l\u2019auto venisse riutilizzata anche perch\u00e9 non era sotto sequestro da parte della Procura.<\/p>\n<p>Solo verso le <strong>19<\/strong> di sera o comunque in quella fascia d\u2019orario decidiamo di informare i <strong>familiari<\/strong> del rinvenimento dell\u2019auto di Luigi Galizia. Sul posto intorno alle 19:55 si presentano il <strong>fratello<\/strong> di Luigi, il <strong>padre e lo zio<\/strong>. Sul sedile posteriore c\u2019erano degli indumenti, un giubbotto di colore blu, un cappellino con la scritta Firenze e una scatola bianca. Quando sono arrivati i familiari <strong>abbiamo fatto notare al padre il finestrino e le chiavi inserite nel quadro<\/strong>. Franco, cos\u00ec lo chiamano, ha risposto \u201c<strong>mio figlio \u00e8 solito lasciare le chiavi inserite<\/strong>\u201d. Poi quando abbiamo chiesto di aprire il cofano per capire se all\u2019interno potesse esserci qualcosa il fratello di Luigi, riferendosi al precedente omicidio del fratello Damiano ha risposto \u201cnoi ci siamo gi\u00e0 passati\u201d\u201d.<\/p>\n<p>Il commissario capo parla poi degli <strong>indumenti ritrovati<\/strong> e delle <strong>foto scattate<\/strong> da uno dei poliziotti in via ufficiosa, senza far capire ai familiari che stessero immortalando quei capi. Un paio di <strong>scarpe da tennis<\/strong> blu con le strisce viola e bianche, un <strong>cappello<\/strong> con la scritta Firenze, un <strong>giubbotto<\/strong> leggero blu. <strong>Ogni scatto in realt\u00e0 immortala una diversa sequenza<\/strong> come per esempio nel caso delle scarpe: una foto riprende le scarpe in una posizione, la successiva in un\u2019altra. La scatola all\u2019arrivo dei familiari risultava essere chiusa e posta nella parte posteriore del sedile. Queste e altre incongruenze sono state incalzate dalla difesa, in particolare dall\u2019avvocato Francesco Boccia che ha chiesto pi\u00f9 volte come mai le scarpe nelle foto avessero posizioni diverse.<\/p>\n<p>L\u2019avvocato Cesare Badolato, co-difensore per l\u2019imputato Luigi Galizia, si \u00e8 soffermato sull\u2019<strong>attivazione del Gps<\/strong> immesso nell\u2019auto precedentemente, in riferimento al ritrovamento delle armi nel box in uso al fratello Damiano nell\u2019aprile del 2016 e allo stato di preoccupazione in cui versava la famiglia. Anche il presidente della Corte d\u2019Assise ha posto qualche domanda al teste. Il commissario Capo\u00a0Falcone racconta ancora di una <strong>intercettazione<\/strong> in cui si sentono discorrere <strong>Luigi Galizia e Morena<\/strong> successivamente al sequestro da parte dei carabinieri dell\u2019Alfa 156 in cui racconta alla cognata che i militari gli avevano comunicato di presentarsi munito di patente per ritirare la macchina, ma di fatto non era i<strong>n possesso della patente ma solo del passaporto.<\/strong> Al consiglio della ragazza di sporgere denuncia di smarrimento, il giovane avrebbe confessato di averla buttata. Il pubblico ministero ha poi chiesto al commissario capo se lui insieme agli investigatori se, prima di quel giorno in cui entrarono in contratto con l\u2019auto del Galizia avessero sparato per via delle prove stub effettuate dal consulente. Il poliziotto ha dichiarato che tutti non sparavano da tempo. Sentiti poi\u00a0gli altri <strong>due operatori di polizia giudiziaria<\/strong> che hanno svolto le indagini\u00a0sempre sulle foto e sul ritrovamento della macchina, degli indumenti e delle fotografie. <strong>Ognuno ha raccontato la propria versione dei fatti<\/strong>, ripetendo che gli scatti furono fatti ufficiosamente mentre i familiari mostravano gli indumenti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il perito della Procura ricostruisce i momenti caldi della morte di Edda Costabile e la figlia Ida Attanasio. 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