{"id":89824,"date":"2018-02-17T06:19:08","date_gmt":"2018-02-17T05:19:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/duplice-omicidio-lenti-gigliotti-la-moglie-racconta-gli-ultimi-momenti-prima-della-scomparsa-del-marito\/"},"modified":"2023-01-16T18:49:50","modified_gmt":"2023-01-16T17:49:50","slug":"202540-duplice-omicidio-lenti-gigliotti-la-moglie-racconta-gli-ultimi-momenti-prima-della-scomparsa-del-marito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/202540-duplice-omicidio-lenti-gigliotti-la-moglie-racconta-gli-ultimi-momenti-prima-della-scomparsa-del-marito\/","title":{"rendered":"Duplice omicidio Lenti &#8211; Gigliotti, la moglie racconta gli ultimi momenti prima della scomparsa del marito"},"content":{"rendered":"<h4>&#8220;Disubbidirono&#8221; al clan Sena &#8211; Pino. Furono attirati in una trappola invitati ad un &#8220;maiale&#8221; a casa di Patitucci. Morirono fucilati e decapitati<br \/>\n<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; <strong>Marcello mi aveva detto che doveva andare a casa di Francesco Patitucci a mangiare le frittole. Lui soffriva di ulcera, aveva mal di stomaco e prima di uscire aveva mangiato un piatto di pasta in bianco<\/strong>. Io gli ho detto &#8220;<strong>che ci vai a fare!&#8221; e lui mi ha risposto &#8220;per stare un po&#8217; insieme con Francesco Lenti&#8221;.\u00a0<\/strong>Duplice omicidio Lenti &#8211;\u00a0Gigliotti\u00a0 avvenuto\u00a0nel febbraio del 1986 tra le montagne di Falconara Albanese. Un caso irrisolto e rimasto senza colpevoli per lungo tempo, fino a quando l\u2019ex pm Pierpaolo Bruni della Dda (oggi a capo della Procura di Paola) lo rispolver\u00f2 dagli archivi. Si riapr\u00ec il caso iscrivendo sul registro degli indagati Franco Pino, Francesco Patitucci, Gianfranco Bruni e Gianfranco Ru\u00e0 tutti elementi di spicco della &#8216;ndrangheta cosentina. Gianfranco Bruni e Gianfranco Ru\u00e0 scelsero il rito abbreviato e furono giudicati colpevoli e condannati a 30 anni di carcere, ma senza l&#8217;aggravante dell&#8217;associazione mafiosa, il 27 novembre del 2017. Franco Pino e Francesco Patitucci hanno scelto il rito ordinario.\u00a0Francesco Lenti e Marcello Gigliotti furono uccisi attirati in una trappola perch\u00e9 considerati ormai scomodi e disubbidienti al clan Pino \u2013 Sena. Furono invitati ad un \u201cmaiale\u201d e invece furono uccisi. Gigliotti venne fucilato e Lenti decapitato. I loro corpi furono trovati vicini, coperti dalla neve a pochi metri dall\u2019auto completamente bruciata, all\u2019interno della quale era stato abbandonato un fucile. Durante l\u2019udienza sono stati sentiti due carabinieri che all\u2019epoca dei fatti comandavano il nucleo carabinieri a Paola, una guardia venatoria volontaria e la moglie di Marcello Gigliotti che ha raccontato gli ultimi momenti di vita vissuti insieme al marito prima della sua scomparsa, la ricerca di Gigliotti a casa degli amici, le telefonate anonime ricevute e le cassette registrate con le dichiarazioni del marito, che ormai non si fidava pi\u00f9 di nessuno. A porre le domande il pubblico ministero della Distrettuale Camillo Falvo titolare dell\u2019inchiesta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Pileria Taranto, moglie della vittima Marcello Gigliotti racconta gli ultimi momenti in cui ha parlato con il marito<\/h3>\n<p>\u00abSiamo stati sposati nell&#8217;84, abbiamo avuto un figlio. Quando mor\u00ec il padre, non aveva neanche due anni. Noi avevamo vissuto un periodo ad Avezzano, e poi a San Giovanni in Fiore perch\u00e9 aveva trovato lavoro in un allevamento di trote. Dopo circa sette mesi, nell&#8217;85 ci siamo trasferiti a Cosenza, ospiti a casa di mia madre in via Rivocati. Ci aiutavano i nostri genitori. Io ho conosciuto poco gli amici di mio marito. Ero giovane, avevo 16 anni. Di persona non conoscevo nessuno, <strong>Mi parlava degli amici che frequentava, di Francesco Lenti perch\u00e9 uscivano insieme<\/strong>. Frequentava un sacco di persone che all&#8217;epoca erano suoi amici. Ma io avevo un figlio piccolo, non uscivo mai\u00bb. E sulla scomparsa del marito. \u00ab Io mi accorgo della scomparsa di mio marito. Mia mamma si era ricoverata fine gennaio, inizio febbraio e <strong>Marcello quel giorno mi disse che doveva uscire ad andare a vedere i suoi amici. Era il 2 febbraio 1986. Ho denunciato la sua scomparsa dopo due giorni<\/strong>. Sono andata a casa di un suo amico, adesso deceduto, Demetrio Amendola, a domandare se lo avessero visto; mi hanno risposto che non lo vedevano da tempo. Il sei febbraio vado in questura. Il dottore Callipari mi fa sporgere denuncia. <strong>Marcello mi aveva detto che doveva andare a casa di Francesco Patitucci a mangiare le frittole. Lui soffriva di ulcera, aveva mal di stomaco e prima di uscire aveva mangiato un piatto di pasta in bianco<\/strong>. Io gli ho detto &#8220;<strong>che ci vai a fare!&#8221; e lui mi ha risposto &#8220;per stare un po&#8217; insieme con Francesco Lenti&#8221;<\/strong>. Si \u00e8 allontanato nel primo pomeriggio. Mio marito e Lenti stavano sempre insieme. Non mi disse in quale localit\u00e0 doveva andare: aveva una Ritmo diesel verde\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le ultime parole di Marcello al figlio<\/h3>\n<p>\u00abNei giorni antecedenti la scomparsa vedevo mio marito turbato. Mi ricordo solo una cosa: si \u00e8 preso in braccio suo figlio e mi ha detto: <strong>&#8220;quando sar\u00e0 grande digli che gli ho voluto un bene dell&#8217;anima&#8221;<\/strong>. Non so perch\u00e9 fosse turbato. Era un periodo che con lui discutevamo molto: lo vedevo aggressivo, nervoso; il giorno prima e lo stesso giorno della scomparsa abbiamo avuto una piccola discussione io gli ripetevo <strong>&#8220;dove devi andare, perch\u00e8 devi uscire&#8221;.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le registrazioni segrete. Non si fidava pi\u00f9 di nessuno<\/h3>\n<p>Mi ricordo una cassetta che \u00e8 stata sequestrata dalla polizia. <strong>Lui registrava tutto. Era cos\u00ec turbato che camminava con il registratore in mano. Questa cassetta mi \u00e8 venuta in mano quando lui \u00e8 morto<\/strong>. Marcello prima di uscire da casa registr\u00f2 delle dichiarazioni su una cassetta con un tono preoccupato, il giorno prima. Mi ricordo che una cassetta l&#8217;aveva conservata e l&#8217;aveva data al padre Alberto\u00a0per conservarla. Aveva fatto pi\u00f9 copie di questa cassetta perch\u00e8 una me la ritrovai io. <strong>Il giorno prima della scomparsa si incontr\u00f2 con Lenti e Bruni.<\/strong> Ascoltai la registrazione ma non si capiva bene. Marcello diceva al Lenti &#8220;perch\u00e8 ti porti sempre dietro aru Tupinaru? e Lenti: \u201c Poverino e solo e non sa dove andare&#8221;. La cassetta audio ce l&#8217;hanno gli inquirenti. E&#8217; stata sequestrata. Marcello prima di uscire da casa registr\u00f2 delle dichiarazioni, forse ha cancellato queste frasi per registrare. <strong>Lui era molto preoccupato. Prima di andare via mi disse: &#8220;Se non dovessi tornare dall&#8217;incontro con Carminuzzo vuol dire che \u00e8 successo qualcosa. Se dovessi mettere piede a Cosenza ti avviso con un telegramma o con qualcuno<\/strong>&#8220;. Poi mi disse che comunque <strong>sarebbe andato a trovare Patitucci per salutarlo perch\u00e9 era appena uscito dal carcere<\/strong>. &#8220;Ricordo ancora che il primo febbraio Lenti telefon\u00f2. Sentii che mio marito sarebbe sceso gi\u00f9 al portone, ma non sarebbe andato pi\u00f9 di l\u00e0 <strong>&#8220;Stai affacciata e vedi se noti qualche movimento brutto&#8221;. Poi arriv\u00f2 Lenti a bordo della 112, insieme a Bruni. Dopo l&#8217;incontro sotto casa, al rientro disse &#8220;non so pi\u00f9 di chi fidarmi&#8221; Registrava anche me, mia madre. Registrava tutti&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le amicizie di Gigliotti<\/h3>\n<p>Oltre a Francesco Lenti ero amica della moglie di Demetrio Amendola. C&#8217;erano altri nomi che faceva ma io non li conosco: Gianfranco Bruni detto &#8220;U tupinaru&#8221;, Alberti Rocchetti, Roberto Pagano, Michele Lorenzo (ucciso anche lui poco prima). <strong>Non so se la sua preoccupazione era legata alla scomparsa di Michele Lorenzo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il giorno della scomparsa<\/h3>\n<p>L&#8217;accusa ricorda poi le dichiarazioni riportate nel verbale del 12 febbraio: &#8220;<strong>C&#8217;era un altro pranzo o cena a casa di Patitucci, il giorno prima, l&#8217;uno febbraio, per andare a mangiare il maiale, ma lui era malato di ulcera e non \u00e8 andato<\/strong>&#8220;. E poi ancora &#8220;So che in quell&#8217;occasione dovevano parlare della scomparsa di Michele Lorenzo; a quella riunione era presente Francesco Lenti&#8221;.\u00a0 La teste spiega che sapeva del fatto di Lenti perch\u00e8 sicuramente era stata informata dal marito. Poi continua l&#8217;accusa a &#8220;ricordo di memoria&#8221;, a leggere parte del verbale: <strong>&#8220;Sempre sabato sera mio marito \u00e8 stato alla discoteca a Castiglione Scalo, all&#8217;Akropolis con Bruni e Lenti che sono venuti a prenderlo a casa con la 112&#8221;<\/strong>. Sono rientrati verso l&#8217;una e mio marito mi riferisce di essere stato fermato dalla polizia&#8221;.<\/p>\n<p>L&#8217;uno febbraio abbiamo pranzato da mia suocera in contrada Andreotta e verso le 14.50 siamo andati in ospedale ad accompagnarla. Tra le altre pietanze vi erano anche delle frittole di maiale. Mi \u00e8 venuto spontaneo dirgli di non mangiarle. Lui mi rispose che non le avrebbe mangiate per poi <strong>recarsi nel pomeriggio a casa del Patitucci dove era stato invitato per l&#8217;uccisione del maiale<\/strong>. <strong>Alle 16 Marcello si ricorda di un importante appuntamento con il Lenti, per cui mi ha lasciata all&#8217;ingresso dell&#8217;abitazione ed \u00e8 scappato via senza neanche indossare un giubbotto<\/strong>. All&#8217;epoca non c&#8217;erano nemmeno i cellulari. &#8220;Ma se non ti senti bene dove vai, hai mal di stomaco&#8221; gli dicevo. Nel verbale gli ricorda il pubblico ministero di avere dichiarato: &#8220;<strong>Andavano da Patitucci a mangiare il maiale&#8221;. Ma tale fatto mi \u00e8 parsa una scusa perch\u00e8 sapevo che il maiale c&#8217;era stato il giorno prima&#8221;.\u00a0 &#8220;Mi lasci\u00f2 davanti al cancello di casa: &#8220;Liliana ti dico dove vado: devo andare di nuovo da Carminuzzo, in quanto dobbiamo ultimare un discorso lasciato in sospeso e poi devo andare da Patitucci a mangiare il maiale sempre se faccio presto&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Le telefonate anonime, una voce maschile rideva<\/h3>\n<p>La moglie di Gigliotti ricorda poi che nei giorni successivi alla scomparsa del marito ricevette qualche telefonata di notte. <strong>&#8220;Io dormivo a casa di mia zia, in via degli Stadi prima che venisse ritrovato il cadavere di mio marito, e sentivo solo ridere per telefono<\/strong>. C&#8217; \u00e8 stato un momento che pensavo fosse lui. <strong>La voce era maschile<\/strong>&#8220;. L&#8217;utenza di mia zia era sull&#8217;elenco telefonico. Mentre il numero di telefono di mia madre era intestato a mia sorella, ma pagava mia madre.<\/p>\n<p>L&#8217;accusa chiede ancora al teste se avesse mai sentito i nomi Carlo Drago e Francesco Pino. &#8220;Sicuramente si conoscevano. Avevo 18 anni per me era una cosa nuova&#8221;. Ancora a ricordo di memoria l&#8217;accusa legge un&#8217;altra parte del verbale del 13 febbraio 1986 rilasciato ai carabinieri. In questo verbale ribadisce che Gigliotti si era allontanato con Lenti per andare da un certo Patitucci in commenda di Rende. La sera prima fa riferimento ad un certo Carminuzzo marittimo di San Lorenzo del Vallo &#8220;Il giorno prima, la sera dell&#8217;uno febbraio, verso le 18.30, mio marito si \u00e8 incontrato con Lenti e sono andati da Carminuzzo a San Lorenzo del Vallo&#8221;. Si ripercorrono ancora le fasi in cui mangiano la pizza e poi si dirigono in discoteca all&#8217;akropolis insieme a Lenti per incontrare Gianfranco Bruni detto &#8220;U tupinaru&#8221;. L&#8217;accusa le ricorda che nel far riferimento alle persone con le quali si frequentava la moglie nomina un certo Tony De Rose, Antonio De Rose. &#8220;Lo nominava mio marito. Credo fosse amico anche di Lenti &#8220;Spesso si univa a loro De Rose Tony il quale, in verit\u00e0, era molto amico di Lento&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La ricerca del marito dopo la scomparsa<\/h3>\n<p>Dopo la scomparsa del marito la teste ricorda di essere andata dai familiari di Lenti &#8220;<strong>Mi recai a casa loro. Chiesi se avessero visto Marcello, ancora non sapevo che fosse scomparso Lenti. Non conoscevo i familiari che mi dissero della scomparsa di Francesco Lenti. Le ultime notizie in loro possesso era che il figlio andasse a mangiare il maiale dalla famiglia Patitucci<\/strong>.\u00a0A casa loro andai un giorno prima che decidessi di sporgere denuncia. Sono stata anche a casa di Demetrio Amendola per sapere se l&#8217;avessero visto&#8221;. &#8220;Pensavo che mio marito stesse scappando per paura, in quel periodo aveva una causa in Appello. <strong>Non sapevo fosse morto. I coniugi Lento riferirono che avrebbero appreso, non so da chi, che Francesco Patitucci era a casa della sua famiglia, quel pomeriggio e non aveva visto n\u00e8 Marcello e n\u00e8 Lento<\/strong>&#8220;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Le testimonianze del maresciallo e del brigadiere dell&#8217;Arma e della guardia venatoria che ritrovarono i corpi<!--nextpage--><\/h2>\n<p>Sono stati ascoltati poi il maresciallo Leonardis, il brigadiere Roman\u00f2 e la guardia venatoria volontaria Alfano sul ritrovamento dell\u2019auto bruciata e dei corpi. \u00abNel febbraio dell&#8217;86 mi chiam\u00f2 il comandante della compagnia. Ci dirigemmo\u00a0 nelle campagne di Falconara Albanese e trovammo i due cadaveri. Lo comunicammo per telefono\u00a0al comando provinciale dei carabinieri a Cosenza. La stradina collega San Lucido a San Fili \u2013 racconta il maresciallo Leonardis-. <strong>I corpi giacevano su una radura un po&#8217; fuori dalla strada, abbiamo visto due corpi semi coperti dalla neve. uno era senza testa<\/strong>. Nel frattempo erano giunti i carabinieri da Cosenza. Appena hanno visto i cadaveri li hanno identificati. Hanno detto che erano due pregiudicati di Cosenza. Abbiamo avvertito il magistrato di Paola per intervenire per il sopralluogo. il nucleo operativo dei carabinieri di Cosenza hanno poi comunicato che prendevano loro la direzione delle indagini. a noi rimanere fornire le notizie qualora ne avessimo avute\u00bb.<\/p>\n<p>E stato poi chiesto dalla difesa di raccontare il ritrovamento dell&#8217;auto bruciata e del perch\u00e8 la Fiat ritmo rimase sempre sul posto e non fu rimossa. \u00ab<strong>L&#8217;auto era un po&#8217; pi\u00f9 distante, un centinaio di metri. quelli che hanno ritrovato i cadaveri sono il brigadiere e due guardie forestali, hanno ritrovato la macchina, ma prima dei cadaveri<\/strong>. Quando abbiamo ritrovato la macchina non l&#8217;abbiamo associata ai due cadaveri. L&#8217;autovettura, una Fiat Ritmo \u00e8 stata rinvenuta il 4 febbraio del 1986 e rimase sul posto fino al 15 febbraio perch\u00e8 non fu fatto nessun sopralluogo; Non sapevamo che fossero sparite due persone\u00bb. E&#8217; stato poi sentito il<strong> brigadiere<\/strong> Roman\u00f2, in pensione da quattro anni, prima in servizio presso la compagnia di Paola e poi trasferito al comando provinciale di Cosenza.\u00a0 Ma poco ha potuto dire per via di una ischemia che ha danneggiato gran parte della memoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo di lui \u00e8 stata ascoltata <strong>la guardia venatoria volontaria<\/strong> Alfano che ha cercato di ricordare i fatti risalenti a 35 anni fa. \u00abQuel giorno eravamo di servizio sulle montagne di Marano. Mi ricordo che c&#8217;era tanta neve. Era domenica 9 febbraio intorno alle 7.30. Ci siamo avviati dalla montagna di Marano che da una strada sterrata si\u00a0parte da San Fili e si arriva a Falconara, localit\u00e0 Sant&#8217;Angelo. Scendevamo con un fuoristrada io e un altro collega. C&#8217;era molta neve. <strong>Troviamo una macchina bruciata che ostruiva la strada, l&#8217;abbiamo legata con una corda e spostata di lato. Non ricordo che macchina fosse ma era tutta bruciata<\/strong>. Mi sono avvicinato al mezzo e dopo aver constatato che la carcassa era integra <strong>a circa quattro metri dal mezzo ho rintracciato un mazzo di chiavi<\/strong>. <strong>Il parabrezza era tutto frantumato, a mio avviso, a seguito di un&#8217;esplosione di arma da fuoco<\/strong>. Passavamo spesso da quelle parti per via della nostra attivit\u00e0 di guardia venatoria. Era un servizio anti bracconaggio che portavamo avanti e non c&#8217;erano turni. L&#8217;accusa muove a contestazione &#8220;voglio precisare che con certezza la zona viene ispezionata ogni turno e in quella zona c&#8217;ero stato il 2,2 e 4 febbraio sul posto in base ai servizi fatti. <strong>Il veicolo sar\u00e0 stato portato l\u00ec da marted\u00ec 4 a domenica 9<\/strong>. Sui giri di ispezione: Domenica due febbraio alle 10.30 ho terminato l&#8217;ispezione e la macchina non c&#8217;era. Il 3 febbraio non mi sono recato in servizio sul luogo\u00a0in considerazione del maltempo e della neve. Marted\u00ec quattro, verso le 14.30 non avendo in disponibilit\u00e0 la Jeep, mi sono servito della mia auto, una Fiat 600, a bordo della quale mi sono recato in localit\u00e0 Sant&#8217;Angelo. Ma a 500 &#8211; 600 metri dal ritrovamento della vettura bruciata, per l&#8217;abbondante neve, non sono riuscito ad arrivare. L&#8217;autovettura \u00e8 stata rinvenuta il 9 febbraio. Le chiavi le ho ritrovate a circa 4, 5 metri dall&#8217;autovettura bruciata, lato guida. Nel momento in cui ho rinvenuto l&#8217;auto l&#8217;ho comunicato ai carabinieri.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Disubbidirono&#8221; al clan Sena &#8211; Pino. Furono attirati in una trappola invitati ad un &#8220;maiale&#8221; a casa di Patitucci. 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