{"id":9089,"date":"2012-12-06T10:31:22","date_gmt":"2012-12-06T09:31:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/?p=9089"},"modified":"2023-01-17T13:42:16","modified_gmt":"2023-01-17T12:42:16","slug":"3981-fondazioni-la-calabria-e-poco-etica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/3981-fondazioni-la-calabria-e-poco-etica\/","title":{"rendered":"Fondazioni: la Calabria \u00e8 poco &#8220;etica&#8221;"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">COSENZA &#8211; Alla faccia dell&#8217;etica.<strong> La Calabria dimostra ancora una volta di essere una terra dove la contraddizione la fa da padrona. Il caso in questione, sollevato dal collega Roberto Galullo, del Sole24 Ore, racconta di un caso di sperpero in Calabria. Lo sperpero, di certo non \u00e8 una<\/strong><\/p>\n<p>  <!--more-->  <\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> novit\u00e0, alle nostre latitudini e longitudini. E&#8217; una prassi consolidata.<\/strong> Leggendo l&#8217;articolo di Galullo, emerge che \u00abla Regione Calabria l&#8217;etica ce l&#8217;ha nel sangue. Detiene lo 0,46% del capitale sociale (pari a 2.000 azioni che valgono 105mila euro)della Banca popolare etica ma, soprattutto, possiede la Fondazione Calabria Etica che per statuto si prefigge di realizzare solidariet\u00e0 sociale. La Fondazione \u00e8 tra le 16 societ\u00e0 partecipate dalla Regione, per le quali \u00e8 stato versato un capitale complessivo di 57.971.678,74 euro. Secondo gli ultimi (e parziali) dati messi a disposizione dalla Regione sul sito, e che si riferiscono al 1\u00b0 semestre 2011, ha nominato complessivamente 48 amministratori: otto non percepiscono alcun compenso, per uno non viene definito, sette viaggiano genericamente secondo le tariffe dell&#8217;ordine dei dottori commercialisti, di nove non si sa nulla, mentre gli altri oscillano tra una forbice che va da 500 euro di gettone di presenza a seduta a 191mila euro all&#8217;anno. Che societ\u00e0 partecipate, oltre ad associazioni e fondazioni regionali siano utili alla collettivit\u00e0, \u00e8 molte volte un optional.<strong> L&#8217;importante \u00e8 che abbiano tanti soldi pubblici da spendere e tante poltrone, non necessariamente remunerate, che \u2013 qui come altrove &#8211; hanno la stessa identica caratteristica: sono dotate di rotelle per scorrere pi\u00f9 velocemente verso i beneficiati che le occupano quasi sempre per benedizione politica. Una leva fondamentale per crearle ed occuparle \u00e8 spesso la gestione di potere: micro o macro \u00e8 uguale, tanto fa sempre rima, innanzitutto, con la parola consenso a cascata in una filiera che, ovunque in Italia figuriamoci in Calabria, si traduce in voti. Lo statuto della Fondazione Calabria Etica, modificato dalla Regione con la delibera 80 del 18 marzo 2011, prevede che la stessa non abbia scopro di lucro \u201cneanche indiretto\u201d e, coerentemente, prevede che tutti gli incarichi e le mansioni degli organi statutari siano a titolo gratuito. Bello e corente, ma c&#8217;\u00e8 un \u00absalvo\u00bb. Fatto salvo, si legge all&#8217;articolo 10, il rimborso delle spese sostenute per l&#8217;esercizio dei compiti d&#8217;istituto, nonch\u00e9 quanto previsto dall&#8217;articolo 6 per il Presidente e dall&#8217;articolo 7 per il segretario generale (che per\u00f2, attualmente, manca)\u00bb. Ecco questa \u00e8 la Calabria, quella delle poltrone.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>COSENZA &#8211; Alla faccia dell&#8217;etica. La Calabria dimostra ancora una volta di essere una terra dove la contraddizione la fa da padrona. Il caso in questione, sollevato dal collega Roberto Galullo, del Sole24 Ore, racconta di un caso di sperpero in Calabria. 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