{"id":91535,"date":"2018-04-04T18:16:07","date_gmt":"2018-04-04T16:16:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/tirreno-tentato-omicidio-assolti-novello-e-de-rose\/"},"modified":"2023-01-16T18:51:44","modified_gmt":"2023-01-16T17:51:44","slug":"210228-tirreno-tentato-omicidio-assolti-novello-e-de-rose","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/210228-tirreno-tentato-omicidio-assolti-novello-e-de-rose\/","title":{"rendered":"Tirreno, tentato omicidio: assolti Novello e De Rose"},"content":{"rendered":"<h4>Erano accusati di avere sparato un colpo di pistola alla giugulare di Francesco Osso, rimasto paralizzato. L&#8217;accusa aveva chiesto nove anni di carcere<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>DIAMANTE (CS)\u00a0&#8211; <strong>Assolti dal tentato omicidio Alberto Novello di Cosenza e Mattia De Rose di Diamante<\/strong>, dopo due anni di istruttoria dibattimentale e altrettanti tra arresti domiciliari e in carcere, in cui la difesa ha ricostruito passo dopo passo circostanze e luoghi, con prove documentali, che hanno fatto cadere la grave accusa che pendeva sulla testa dei due imputati implicati nel caso di Francesco Osso, all\u2019epoca dei fatti 33enne, ferito alla gola da un colpo di arma da fuoco all\u2019interno di un locale notturno della movida di Diamante il 25 ottobre del 2015. Il giovane rimase paralizzato sulla sedia a rotelle. <strong>Nel pomeriggio la sentenza pronunciata dal presidente del collegio giudicante, il giudice Cosenza ha assolto i due imputati (Novello \u00e8 difeso dall\u2019avvocato Domenico Caputo e De Rose \u00e8 difeso dall\u2019avvocato Cristian Cristiano) \u00a0non solo dal capo di imputazione di tentato omicidio ma anche da quello di detenzione dell\u2019arma dalla quale sarebbe stato esploso il colpo. Arma che non fu mai ritrovata, ma fu rinvenuto il bossolo e la ferita alla giugulare fu ritenuta compatibile con un colpo d\u2019arma da fuoco. L\u2019accusa aveva chiesto una pena a nove anni di reclusione.<\/strong><\/p>\n<p>Un\u2019odissea giudiziaria tra misure cautelari applicate, Cassazione che ha annullato, revoche delle misure, sostituzioni, fino ad arrivare ad una sentenza di piena assoluzione. All\u2019epoca dei fatti i militari dell\u2019Arma dei carabinieri della compagnia di Scalea, a distanza di 24 ore, ricostruirono i fatti e <strong>individuarono nei due imputati di 23 e 21 anni, gli autori del tentato omicidio del giovane 33enne, sottoponendoli fermo di indiziato di delitto\u00a0su disposizione della Procura della Repubblica di\u00a0Paola<\/strong>. Era il 27 ottobre del 2015. Secondo la ricostruzione di carabinieri quella notte, intorno alle tre e mezza, un giovane aveva allertato la sala operativa del 112 raccontando di <strong>un\u00a0ragazzo riverso in una pozza di sangue\u00a0dopo essere stato\u00a0ferito alla gola\u00a0da un\u00a0colpo d\u2019arma da fuoco<\/strong>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I fatti<\/h3>\n<p>Il movente sarebbe stato rintracciato ad\u00a0una <strong>futile discussione\u00a0tra la vittima e uno dei due fermati che avrebbe innescato \u201cuna\u00a0 esecuzione&#8221; del giovane\u00a0all\u2019interno dei servizi igienici del locale<\/strong>. Una prima discussione tra i tre e poi la presunta \u201cpace\u201d spezzata da una seconda discussione finita in bagno quando uno dei due avrebbe <strong>estratto la pistola che portava in tasca ed esplodendo un colpo in direzione della giugulare. Poi la fuga in macchina coperti dalla musica mentre la vittima si accasciava a terra<\/strong>. I due imputati decisero di costituirsi due giorni dopo presentandosi in caserma e dichiarandosi innocenti. Nelle ore successive al fermo, alcuni testimoni dichiararono che la vittima, quella tragica sera, avrebbe discusso anche con altre persone.\u00a0 Addirittura furono forniti vari identikit dell\u2019uomo che apr\u00ec il fuoco contro il 33enne, che riaprirono nuovamente le indagini chiuse definitivamente due mesi dopo, il 16 dicembre con un nuovo fermo di indiziato di delitto,\u00a0emesso dalla Procura della Repubblica di\u00a0Paola, nei confronti\u00a0dei due giovani gi\u00e0 indagati nell\u2019immediatezza dei fatti per via dell\u2019acquisizione di ulteriori elementi che avrebbero aggravato il quadro indiziario ricostruito in precedenza. I due finirono in carcere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>La Cassazione e nuovi riesami<\/h3>\n<p>Particolare fu la fase in cui\u00a0i legali presentarono, nel corso dei due anni, vari ricorsi per la scarcerazione degli imputati, in cui la Cassazione spesso accolse la tesi della difesa, annullando \u201cil provvedimento impugnato con rinvio per un nuovo esame al Tribunale di Catanzaro\u201d. Il tutto si basava sulle dichiarazioni di un testimone che \u201cnon potevano essere ritenute fortemente indizianti, atteso che lo stesso testimone non aveva individuato nel Novello il soggetto che aveva sparato, avendolo solo individuato come presente all&#8217;interno del bar la sera del fatto, non avendo, peraltro, assistito direttamente al ferimento di Osso\u201d. Per la Cassazione gli unici elementi indizianti sarebbero stati dal \u201criferimento al nome dell&#8217;attuale ricorrente (Novello, ndc), sentito da un altro testimone durante una conversazione mai confermato da nessuno; la presenza di Alberto Novello all&#8217;interno del locale, ed il suo diretto coinvolgimento nel litigio con la persona offesa\u201d. Una storia quindi basata su dichiarazioni testimoniali e riscontri smontati uno dopo l\u2019altro dalla difesa giungendo ad una piena assoluzione<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Erano accusati di avere sparato un colpo di pistola alla giugulare di Francesco Osso, rimasto paralizzato. 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