{"id":92147,"date":"2018-04-21T05:21:49","date_gmt":"2018-04-21T03:21:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/amministratori-sotto-tiro-un-caso-ogni-16-ore-la-calabria-al-terzo-posto\/"},"modified":"2023-01-16T18:52:25","modified_gmt":"2023-01-16T17:52:25","slug":"212819-amministratori-sotto-tiro-un-caso-ogni-16-ore-la-calabria-al-terzo-posto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/212819-amministratori-sotto-tiro-un-caso-ogni-16-ore-la-calabria-al-terzo-posto\/","title":{"rendered":"Amministratori sotto tiro: un caso ogni 16 ore, la Calabria al terzo posto"},"content":{"rendered":"<h4>Danneggiamenti, minacce, atti intimidatori. Lo scorso anno i casi sono stati 537. Uno ogni sedici ore.<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Avviso Pubblico nel 2017 ha censito 537 atti intimidatori di minaccia e violenza nei confronti degli amministratori locali e i dati sono contenuti nel rapporto &#8216;Amministratori sotto tiro&#8217; 2017, presentato a Roma nella sede della Fnsi. Atti intimidatori che <strong>dal 2011<\/strong>, anno della prima edizione del rapporto in cui furono censiti 212 casi, sono<strong> aumentati del 153%.<\/strong><\/p>\n<p>Il fenomeno lo scorso anno ha coinvolto per la prima volta tutte le 20 regioni italiane, 78 Province e 314 Comuni &#8211; il 6% in piu&#8217; nel confronto con il 2016. Esaminando i casi censiti, spiega Avviso Pubblico, si e&#8217; potuto constatare che resta immutato, rispetto al 2016, il profilo tipo dell&#8217;amministratore sotto tiro: ricopre la carica di sindaco di un Comune medio &#8211; piccolo del Sud Italia, con una popolazione fino a 50mila abitanti, a cui ignoti bruciano nottetempo l&#8217;auto parcheggiata in una via pubblica situata nei pressi dell&#8217;abitazione o nel cortile di casa.<\/p>\n<h3>La Calabria al terzo posto<\/h3>\n<p>Il 13% delle intimidazioni e&#8217; stato rivolto nei confronti di donne, minacciate con le stesse metodologie utilizzate per gli uomini. Il 69% degli atti intimidatori si concentra nel Sud e nelle Isole. La Campania e&#8217; la regione piu&#8217; colpita con 86 casi censiti, un preoccupante +34% rispetto al 2016. A seguire la Sicilia &#8211; ai vertici di questa triste classifica nel 2014 e nel 2015 &#8211; con 79 casi censiti. Il terzo posto vede appaiate la <strong>Calabria<\/strong>, prima regione per intimidazioni nel 2016, e la Puglia, che fa segnare nel 2017 una recrudescenza del fenomeno, con 70 casi registrati. Quinto posto per la Sardegna, con 48 intimidazioni censite. Al sesto posto la Lombardia, con 28 casi, e&#8217; la prima Regione del Centro &#8211; Nord, davanti a Lazio (24 casi), Piemonte (21 casi), Emilia-Romagna (20 casi) e Veneto (19 casi). A parte il Lazio, dove il dato e&#8217; sostanzialmente stabile, in tutte le altre regioni citate si e&#8217; registrato un sensibile aumento dei casi.<\/p>\n<p><strong>A livello provinciale,<\/strong> nel 2017 i territori piu&#8217; colpiti sono stati le province di Napoli (34 casi) e Avellino (22 casi), seguite da <strong>Reggio Calabria,<\/strong> Siracusa e <strong>Cosenza<\/strong> (18 casi ognuna), Roma e Foggia (17 casi), Milano e Bari (16 casi ognuna). Il 72% dei 537 casi censiti sono avvenuti in Comuni medio-piccoli, con un numero di abitanti inferiore ai 50 mila<\/p>\n<h3>La maggior parte delle intimidazioni nei piccoli comuni<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-212820 alignleft\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/assemblea18.300x300.jpg\" alt=\"assemblea18.300x300\" width=\"268\" height=\"235\" title=\"\">Nel dettaglio il 31,5% e&#8217; avvenuto in Comuni fino a 10 mila abitanti, il 41% in Comuni da 10 a 50 mila abitanti. Il restante 28% sono Comuni medio-grandi, superiori a 50 mila abitanti. Sono 49 &#8211; il 16% del totale &#8211; i Comuni che, in un passato piu&#8217; o meno recente, sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa, in cui nel 2017 sono stati censiti atti di intimidazione e di minaccia verso amministratori locali. Un dato che induce a pensare ad un possibile collegamento con una matrice mafiosa. In generale, le minacce di stampo mafioso si caratterizzano per le modalita&#8217; e i mezzi con le quali si estrinsecano: l&#8217;incendio, l&#8217;invio di proiettili, alcuni tipi di lettere minatorie, l&#8217;utilizzo di ordigni ed esplosivi, il recapitare parti di animali presso l&#8217;abitazione dell&#8217;amministratore o nei pressi dei palazzi municipali.<\/p>\n<h3>Marzo 2017 il mese nero<\/h3>\n<p>Il mese di marzo e&#8217; stato nel 2017 quello in cui si e&#8217; riscontrato il maggior numero di intimidazioni: ben 57 casi. Contrariamente agli anni precedenti, quando e&#8217; sempre stato maggio il mese in cui si e&#8217; registrato un sensibile aumento delle minacce, soprattutto nei confronti di candidati alle Elezioni amministrative, nel 2017 il periodo estivo e&#8217; quello in cui la media delle minacce mensili si alza in modo significativo. Circa il 40% delle intimidazioni, infatti, si e&#8217; concentrato tra i mesi di giugno e settembre, con una media di 56 minacce nei mesi di luglio e agosto, contro una media annuale inferiore a 45 intimidazioni al mese.<\/p>\n<h3>Sindaci al primo posto<\/h3>\n<p>Tra i soggetti maggiormente presi di mira da minacce e intimidazioni dirette nel 2017 si confermano gli amministratori locali (65% dei casi). Tra questi, in particolare i sindaci (61%), seguiti dai consiglieri comunali (20%), assessori (10%) e Vicesindaci (6%). E&#8217; quanto si legge nel rapporto &#8216;Amministratori sotto tiro&#8217; 2017, curato da Avviso pubblico e presentato oggi a Roma nella sede della Fnsi. Il documento precisa che in un numero limitato di situazioni (3%) a finire nel mirino sono stati presidenti del Consiglio comunale o di commissioni insieme a consiglieri municipali. Altri soggetti bersagliati dalle intimidazioni dirette sono il personale della Pubblica amministrazione &#8211; 21% dei casi &#8211; gli ex amministratori (6,5%), gli amministratori regionali (4%) e candidati alle Elezioni amministrative (4%). Il 76% delle intimidazioni censite nel 2017 sono state di tipo diretto (+4% rispetto al 2016), vale a dire che amministratori locali e personale della Pubblica amministrazione sono stati minacciati direttamente come persone. Nel 24% dei casi le minacce sono state di tipo indiretto. Questo significa che sono stati colpiti municipi, uffici e strutture di proprieta&#8217; comunale o sono state distrutte e danneggiate strutture e mezzi adibiti al ciclo dei rifiuti, a servizi sanitari, idrici, elettrici e del trasporto pubblico. Rispetto al 2016, lo scorso anno sono aumentate in percentuale le minacce e le aggressioni nei confronti del personale della Pubblica amministrazione (+3%), confermando un trend gia&#8217; riscontrato negli anni precedenti.<\/p>\n<h3>Aumento costante ma la mafia spesso non c&#8217;entra<\/h3>\n<p>Avviso Pubblico sta registrando un aumento costante degli atti intimidatori in cui non sono le mafie o altre organizzazioni criminali a colpire, quanto singoli cittadini o gruppi di essi, che sfogano il proprio disagio e, in alcuni casi, i propri istinti piu&#8217; bassi, verso il politico e il dipendente pubblico fisicamente piu&#8217; raggiungibile. E&#8217; quanto si legge nel rapporto &#8216;Amministratori sotto tiro&#8217; 2017, curato da Avviso Pubblico e presentato oggi a Roma nella sede della Fnsi. Fra queste minacce\/intimidazioni non criminali &#8211; 146 in totale nel 2017, 1 caso su 4 &#8211; un terzo trae origine dal malcontento suscitato da una decisione amministrativa sgradita, un altro 23% e&#8217; riferibile ad un vero e proprio disagio sociale, come la richiesta di un sussidio economico o di un posto di lavoro. L&#8217;11%, si legge infine nel documento, &#8220;si riferisce invece a casi di violenza politica, in un periodo storico in cui in Italia alcuni estremismi dal sapore antico sono tornati a farsi sentire su alcuni territori del Paese&#8221;.<\/p>\n<h3>Federico Cafiero de Raho: &#8220;Lo Stato deve essere fermo, forte&#8221;<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-185165 alignright\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/Federico-Cafiero-De-Raho.jpg\" alt=\"Federico Cafiero De Raho\" width=\"435\" height=\"383\" title=\"\">&#8220;Nei luoghi controllati dalle organizzazioni di tipo mafioso si ha un maggior condizionamento, i danneggiamenti e gli incendi sono stati quasi 600: io credo che essendo oggi i sindaci molto fermi rispetto alle esigenze della collettivita&#8217;, dal momento che non rispondono alle richieste delle mafie, finiscono per essere essi stessi oggetto di forme di intimidazione&#8221;. Lo ha affermato il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho, in occasione della presentazione a Roma del rapporto &#8216;Amministratori sotto tiro&#8217;, a cura di Avviso Pubblico. &#8220;Lo Stato deve essere fermo, forte, deve essere presente sui territori dove cio&#8217; avviene&#8221;, ha sottolineato Cafiero de Raho, spiegando che &#8220;e&#8217; il settore degli appalti quello in cui il sindaco non risponde alle pressioni mafiose e viene minacciato&#8221;. Per quanto riguarda Roma, ha poi detto il magistrato, &#8220;la mafia esiste, non c&#8217;e&#8217; dubbio. Da sempre ci sono state presenze di questo tipo, ce lo dice la storia giudiziaria&#8221;. Insomma, ha concluso, &#8220;vi e&#8217; una esigenza di proteggere la nostra democrazia, bisogna intervenire con fermezza e rigore. Il legislatore ha previsto pene severe verso chi esercita minaccia anche nei confronti dei corpi amministrativi&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Danneggiamenti, minacce, atti intimidatori. Lo scorso anno i casi sono stati 537. 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