{"id":94336,"date":"2018-06-13T10:33:37","date_gmt":"2018-06-13T08:33:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/europa-a-due-teste-il-sistema-italia-spende-40-mln-di-euro-al-giorno-per-lue\/"},"modified":"2023-01-16T18:54:50","modified_gmt":"2023-01-16T17:54:50","slug":"222416-europa-a-due-teste-il-sistema-italia-spende-40-mln-di-euro-al-giorno-per-lue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/222416-europa-a-due-teste-il-sistema-italia-spende-40-mln-di-euro-al-giorno-per-lue\/","title":{"rendered":"Europa a due teste: Il \u201csistema Italia\u201d spende 40 mln di euro al giorno per l&#8217;UE"},"content":{"rendered":"<h4>Un&#8217;Europa a due teste \u00e8 quella che emerge, in tutta la sua complessit\u00e0, da un sistema comunitario caratterizzato, soprattutto negli ultimi anni, da un confronto tanto serrato quanto eterogeneo.<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Posizioni e visioni differenti di un&#8217;Europa condizionata, da una scenario politico che si \u00e8 modificato significativamente, mettendo in discussione alcune regole, fino ad oggi considerate vincolanti, quasi dogmatiche. Ed ecco alimentarsi, per l&#8217;appunto, un&#8217;Europa Bicefala che vede contrapposti blocchi politici assolutamente antagonisti nella missione ma anche nella visione del ruolo delle istituzioni comunitarie per il miglioramento economico e della qualit\u00e0 della vita dei cittadini. Da un lato, la crescente affermazione elettorale di un fronte populista europeo:<strong> Austria, Belgio, Francia, Grecia, Danimarca, Polonia. E, ancora, Germania, Repubblica Ceca, olanda, Svezia, Ungheria<\/strong> e, non ultima per affermazione politica, <strong>l&#8217;Italia<\/strong> con l&#8217;accordo di governo tra <strong>Movimento Cinque Stelle e Lega.<\/strong><\/p>\n<p>Dall&#8217;altra, il blocco tradizionale che va dal variegato arcipelago di culture e movimenti che \u00e8 il Partito Popolare Europeo (PPE) al raggruppamento progressista del Partito Socialista Europeo (PSE). Una rappresentanza comunitaria caratterizzata da due modi distinti e distanti di pensare l&#8217;Europa, di affrontare alcune questioni fondamentali per il futuro dell&#8217;area: la rinegoziazione di alcuni trattati, l&#8217;immigrazione, l&#8217;autonomia finanziaria, la moneta unica,la sovranit\u00e0 popolare degli Stati membri.<\/p>\n<p>In questo mutato scenario, si inserisce un nuovo rapporto di Demoskopika che, stimando per la prima volta, i rapporti finanziari del sistema regionale italiano con l&#8217;Unione Europea punta, seppur in via preliminare, fornisce ai &#8220;portatori d&#8217;interesse&#8221; europei (cittadini, istituzioni e imprese) alcuni utili indicatori per meglio districarsi nell&#8217;attuale contrapposizione del do ut des tra la comunit\u00e0 socio-economico italiana e la dimensione istituzionale e decisionale comunitaria.<\/p>\n<p>Nel solo 2017 l\u2019ammontare dei versamenti, stimato da Demoskopika, \u00e8 stato pari a <strong>15 miliardi<\/strong> con un <strong>incremento del 3,9%<\/strong> rispetto all\u2019anno precedente. <strong>Italia divisa in due nella distribuzione dei rapporti finanziari con le istituzioni comunitarie<\/strong>: si va dai 1.003 euro pro-capite versati dai <strong>lombardi <\/strong>ai 408 euro dei <strong>calabresi<\/strong>. Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio: \u00abNecessaria l\u2019autonomia finanziaria dell\u2019Unione europea per alimentare consapevolezza e partecipazione dei cittadini. Ad oggi, l\u2019Europa \u00e8 percepita pi\u00f9 come costo che come opportunit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nell\u2019ultimo triennio,<\/strong> il <strong>sistema regionale italiano<\/strong> ha <strong>versato<\/strong> nella casse dell\u2019Unione europea ben<strong> 44 miliardi di euro<\/strong> <strong>incassando<\/strong> soltanto <strong>35 miliardi di euro<\/strong> con un saldo \u201cin rosso\u201d pari a 8,5 miliardi di euro. Nel 2017 l\u2019ammontare complessivo generato dai territori per \u201crestare\u201d in Europa \u00e8 stato pari a 14.881 milioni di euro con un incremento del 3,9% rispetto all\u2019anno precedente quando il monte contributi aveva raggiunto i 14.328 milioni di euro. Italia divisa in due nella distribuzione dei rapporti finanziari con le istituzioni comunitarie: tutte le regioni rientranti nell\u2019ex \u201cobiettivo convergenza\u201d (regioni meno sviluppate e regioni in transizione), eccezion fatta per l\u2019Abruzzo, presentano un saldo positivo pari a 7 miliardi di euro mentre, al contrario, le regioni pi\u00f9 sviluppate (ex \u201cobiettivo competitivit\u00e0\u201d) hanno versato decisamente pi\u00f9 di quanto incassato con un \u201ccredito\u201d maturato pari a oltre 15 miliardi di euro.<\/p>\n<p>Una <strong>dicotomia<\/strong> probabilmente \u201c<strong>condizionata<\/strong>\u201d \u2013 si legge nello studio &#8211; dall\u2019attuazione della politica di coesione con cui l\u2019Unione europea, attraverso l\u2019impiego dei fondi strutturali, punta a riequilibrare i divari esistenti, a livello di sviluppo economico e di tenore di vita, tra le diverse realt\u00e0 regionali. In questo scenario, inoltre, \u00e8 la Lombardia a risultare il maggiore finanziatore italiano con oltre 10 miliardi di euro di contributo stimato ma anche la realt\u00e0 pi\u00f9 penalizzata considerato un saldo negativo pari a ben 5,5 miliardi di euro. Situazioni significativamente pi\u00f9 convenienti per Sicilia e Campania che hanno ricevuto circa 4 miliardi di euro in pi\u00f9 di quanto hanno versato.<br \/>\n\u00c8 quanto emerge dalle stime contenute nello studio \u201cEuropa Bicefala. Analisi dei rapporti finanziari del sistema regionale italiano con le istituzioni comunitarie\u201d realizzato dall\u2019Istituto Demoskopika che ha osservato il periodo 2015-2017.<\/p>\n<p>\u00abLo studio, seppur non esaustivo in quanto incentrato principalmente nella relazione dicotomica del dare\/avere, \u2013 commenta il <strong>presidente di Demoskopika, Raffaele Rio<\/strong> \u2013 conferma le criticit\u00e0 generate dalla complessit\u00e0 del sistema di finanziamento dell\u2019Unione europea che, principalmente negli attuali meccanismi di riscossione e di calcolo delle risorse, come pi\u00f9 volte evidenziato dalla Corte dei Conti europea, risulta poco leggibile disincentivando processi di controllo diretto da parte dei cittadini. E&#8217;\u00a0\u00a0auspicabile, &#8211; continua Raffaele Rio &#8211; nell\u2019ottica del raggiungimento dell\u2019autonomia finanziaria dell\u2019Unione europea, un\u2019accelerazione delle istituzioni comunitarie nella valutazione del progetto di riforma presentato dal Gruppo di alto livello istituito dai presidenti della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio europeo nel 2017. Proposta che prevede l\u2019introduzione di tasse e imposte direttamente connesse alla dimensione europea. In questo quadro, riformare l\u2019attuale meccanismo di partecipazione al bilancio dell\u2019Unione europea \u2013 conclude il presidente di Demoskopika \u2013 produrrebbe, senza alcun dubbio, un cambiamento della percezione dei cittadini in direzione di una maggiore consapevolezza collettiva circa la capacit\u00e0 di metter in comune risorse in modo economicamente pi\u00f9 efficace e di una minore convinzione che finanziare l\u2019Europa rappresenti principalmente un fattore di costo per il \u201csistema Italia\u00bb.<\/p>\n<h3>Versamenti all\u2019UE: 44 miliardi da reddito nazionale lordo, IVA e dazi<\/h3>\n<p>\u00c8 stati pari a 43.998 milioni di euro, la somma dei contributi europei versati dall\u2019Italia all\u2019Unione europea nel periodo 2015-2017 che l\u2019Istituto Demoskopika ha potuto stimare su base regionale partendo dalla cosiddette \u201crisorse proprie\u201d. In particolare, la contribuzione degli Stati membri al Bilancio dell\u2019Unione europea, per come ben evidenziato nell\u2019ultima relazione della sezione di controllo per gli affari comunitari e internazionali della Corte dei Conti, \u00e8 finanziato principalmente attraverso tre tipologie di \u201crisorse proprie\u201d: la risorsa basata sul Reddito nazionale lordo (RNL), la risorsa propria basata su un&#8217;aliquota uniforme (pari allo 0,3%) applicata alle basi imponibili IVA armonizzate e, infine, le risorse proprie tradizionali, costituite dai dazi doganali sulle importazioni e dai contributi sulla produzione dello zucchero, detratta una ritenuta per oneri di accertamento e riscossione.<br \/>\nEntrando nel dettaglio dei dati rilevati, emerge che la quota del contributo ascrivibile alla risorsa basata sul RNL \u00e8 stata pari 33.895 milioni di euro rappresentando ben il 77% delle entrate da risorse proprie analizzate. A seguire 5.087 milioni di euro, pari all\u201911,6%, di dazi sulle merci provenienti importate dall\u2019Italia e provenienti da fuori Unione europea e, infine, 5.016 milioni di euro, pari all\u201911,4%, quale quota proveniente dall\u2019IVA.<\/p>\n<h3><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-222419 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/06\/infografica-EUROPA-BICEFALA.png\" alt=\"\" width=\"602\" height=\"489\" title=\"\">Finanziamenti dal \u201cbasso\u201d<\/h3>\n<p>In testa Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna. Sono quattro i principali finanziatori del bilancio comunitario. Lombardia, Lazio, Veneto ed Emilia Romagna, nel triennio osservato, hanno versato nella casse europee ben 23 miliardi di euro pari alla met\u00e0 del finanziamento complessivo italiano: la Lombardia ha contribuito con 10.047 milioni di euro pari al 22,8%, il Lazio con 4.711 milioni di euro (10,7%), il Veneto con 4.198 milioni di euro (9,5%) e l\u2019Emilia Romagna con 4.006 milioni di euro (9,1%). Seguono con un livello di contribuzione rilevante altre quattro realt\u00e0 territoriali: Piemonte con 3.470 milioni di euro (7,9%), Toscana con 2.924 milioni di euro (6,6%), Campania con 2.652 milioni di euro (6,0%) e Sicilia con 2.264 milioni di euro (5,1%).<br \/>\nSono quattro, inoltre, i sistemi regionali analizzati che presentano valori assoluti di partecipazione al bilancio dell\u2019Unione Europea superiore al miliardo di euro: Puglia con 1.838 milioni di euro (4,2%), Liguria con 1.241 milioni di euro (2,8%), Marche con 1.057 milioni di euro (2,4%) e Trentino Alto Adige con 1.034 milioni di euro (2,3%). Le rimanenti regioni, infine, si caratterizzano per livelli osservati significativamente minori: Friuli Venezia Giulia con 958 milioni di euro (2,2%), Sardegna con 887 milioni di euro (2,0%), <strong>Calabria<\/strong> con 802 milioni di euro (1,8%), Abruzzo con 799 milioni di euro (1,8%), Umbria con 539 milioni di euro (1,8%), Basilicata con 308 milioni di euro (0,7%), Molise con 155 milioni di euro (0,4%) e, infine, Valle d\u2019Aosta con 107 milioni di euro (0,2%).<\/p>\n<h3>Accrediti dall\u2019UE<\/h3>\n<p>Tre regioni del Sud tra le prime quattro: Campania, Sicilia e Puglia hanno ricevuto un castelletto di pagamenti europei per circa 12 miliardi di euro nel periodo che va dal 2015 al 2017. Un dato che colloca le tre regioni del Sud rispettivamente al primo posto (Campania), con 4.903 milioni di euro, al terzo posto (Sicilia) con 3.996 milioni di euro e al quarto posto (Puglia) con 3.071 milioni di euro nella graduatoria dei sistemi regionali maggiormente beneficiari di risorse comunitarie. Tra loro, collocandosi al secondo posto, si affaccia la Lombardia che ha ricevuto 4.521 milioni di euro.<\/p>\n<p>A seguire, nell\u2019analisi degli accrediti in valore assoluto stimati su base regionale, si posizionano, in ordine decrescente, il Lazio con 2.786 milioni di euro, il Veneto con 2.310 milioni di euro, il Piemonte con 2.210 milioni di euro, la <strong>Calabria<\/strong> con 2.156 milioni di euro e l\u2019Emilia Romagna con 2.077 milioni di euro. E, ancora, la Toscana con 1.860 milioni di euro, la Sardegna con 1.105 milioni di euro, la Liguria con 795 milioni di euro, le Marche con 743 milioni di euro, l\u2019Abruzzo, con 709 milioni di euro e il Friuli Venezia Giulia con 594 milioni di euro. In coda, per pagamenti in valore assoluto ricevuti dall\u2019Unione Europea si collocano i rimanenti cinque sistemi regionali: Trentino Alto Adige con 491 milioni di euro, l\u2019Umbria con 462 milioni di euro, la Basilicata con 408 milioni di euro, il Molise con 177 milioni di euro e, infine, la Valle d\u2019Aosta con 73 milioni di euro.<\/p>\n<h3>&#8220;Relazioni finanziarie\u201d<\/h3>\n<p>Per il sistema regionale, saldo negativo di 8,5 miliardi di euro. Per il sistema delle regioni analizzato, la differenza tra i versamenti e gli accrediti stimati da Demoskopika mostra complessivamente un saldo negativo pari a 8.548 milioni di euro: 43.998 milioni di euro di contributi al bilancio europea a fronte di 35.450 milioni di euro ricevuti.<br \/>\nDallo studio emerge un\u2019Italia divisa in due nella distribuzione dei rapporti finanziari con le istituzioni comunitarie: tutte le regioni rientranti nell\u2019ex \u201cobiettivo convergenza\u201d (regioni meno sviluppate e regioni in transizione), eccezion fatta per l\u2019Abruzzo, presentano un saldo positivo pari a 7 miliardi di euro mentre, al contrario, le regioni pi\u00f9 sviluppate (ex \u201cobiettivo competitivit\u00e0\u201d) hanno versato decisamente pi\u00f9 di quanto incassato con un \u201ccredito\u201d maturato pari a oltre 15 miliardi di euro.<\/p>\n<p>\u00c8 la Lombardia ad avere il saldo negativo pi\u00f9 rilevante: 5.526 milioni di euro pari al 65% dell\u2019intero credito generato dall\u2019intero sistema italiano secondo le stime dell\u2019Istituto Demoskopika. Immediatamente dopo si collocano altre cinque sistemi regionali che presentano un bilancio \u201cin rosso\u201d rilevanti nel rapporto tra dare e avere con l\u2019Unione europea: Emilia Romagna (-1.929 milioni di euro), Lazio (-1.925 milioni di euro), Veneto (-1.887 milioni di euro), Piemonte (-1.259 milioni di euro) e Toscana (-1.064 milioni di euro).<br \/>\nSaldo negativo anche Trentino Alto Adige (-542 milioni di euro), Liguria (-446 milioni di euro), Friuli Venezia Giulia (-364 milioni di euro) e Marche (-314 milioni di euro). Contrassegnati dal \u201csegno rosso\u201d, seppur con livelli meno significativi, anche il saldo dell\u2019Abruzzo (-90 milioni di euro), dell\u2019Umbria (-77 milioni di euro) e della Valle d\u2019Aosta (-34 milioni di euro).<\/p>\n<p>Le realt\u00e0 territoriali che, al contrario, hanno ricevuto pi\u00f9 risorse comunitarie rispetto al loro contributo sono, ad eccezione dell\u2019Abruzzo, tutte le regioni rientranti nella ex priorit\u00e0 della cosiddetta \u201cConvergenza\u201d verso la quale sono canalizzati la maggior parte dei fondi che gestiscono risorse per investimenti a favore della crescita e dell\u2019occupazione. E, in particolare, presentano saldi positivi le quattro regioni meno sviluppate, ossia quelle con un PIL pro capite inferiore al 75% della media comunitaria: Puglia (+1.233 milioni di euro), <strong>Calabria<\/strong> (+1.354 milioni di euro), Sicilia (+1.732 milioni di euro) e Campania (+2.251 milioni di euro). Infine, tra le regioni cosiddette in transizione, ossia con un PIL pro capite compreso tra il 75% e il 90% della media comunitaria, registrano un saldo positivo il Molise (+22 milioni di euro), la Basilicata (+100 milioni di euro) e la Sardegna (+218 milioni di euro).<\/p>\n<h3>Classifica per contributo pro-capite<\/h3>\n<p>Lombardi primi, calabresi ultimi. Quanto ha pagato ciascun cittadino italiano per \u201csostenere\u201d l\u2019Europa dal 2015 al 2017? In media circa 875 euro ricevendone soltanto 585 euro. Dall\u2019analisi dei dati, a livello regionale, emerge che a contribuire maggiormente all\u2019Unione europea sono i cittadini che, in proporzione, hanno ricevuto meno risorse comunitarie. Calcolando, infatti, l\u2019ammontare della contribuzione in base al numero dei cittadini residenti in ciascuna regione italiana, il quadro che emerge \u00e8 abbastanza evidente: ogni lombardo, nell\u2019ultimo triennio, ha sborsato ben 1.003 euro a fronte dei 408 euro di un calabrese. Un andamento, ancora pi\u00f9 evidente, se confrontato alle somme ricevute: 451 euro per ogni cittadino residente in Lombardia a fronte di 1.097 euro di un cittadino residente in <strong>Calabria<\/strong>.<\/p>\n<p>Continuando nell\u2019analisi del livello di contribuzione pro-capite, immediatamente dopo i lombardi si posizionano i residenti del Trentino Alto Adige con 973 euro per cittadino ricevendone 462 euro, gli emiliano-romagnoli con 900 euro di versamenti all\u2019Unione europea in cambio di 467 euro e i veneti con 855 contributi versati per ciascun cittadino a fronte di soli 471 ricevuti. E, ancora, lo studio di Demoskopika ha rilevato un ammontare di versamenti pro-capite per la Valle d\u2019Aosta pari a 847 euro (579 euro ricevuti), per il Lazio pari a 799 euro (472 euro ricevuti), per la Liguria pari a 793 euro (508 euro ricevuti), per il Piemonte pari a 790 euro (503 euro ricevuti), per il Friuli Venezia Giulia pari a 787 euro (488 euro ricevuti), per la Toscana pari a 781 euro (497 euro ricevuti).<\/p>\n<p>E, ancora, dal 2015 al 2017, i marchigiani hanno versato 687 euro pro-capite a fronte di trasferimenti dall\u2019Unione Europea monitorati per 483 euro, gli umbri 606 euro di pagamenti effettuati in cambio di 520 euro e gli abruzzesi 605 euro (536 euro ricevuti). Infine, sono sette le regioni i cui residenti, in termini pro-capite, hanno ricevuto dall\u2019Unione europea pi\u00f9 di quanto hanno versato: i lucani con 540 di versamenti effettuati a fronte di 716 euro di pagamenti ricevuti, i sardi con 536 euro versati a fronte di 668 euro ricevuti, i molisani con 499 euro versati a fronte di 571 euro ricevuti, i campani con 454 euro versati a fronte di 840 euro ricevuti, i pugliesi con 452 euro versati a fronte di 756 euro ricevuti, i siciliani e i calabresi rispettivamente con 448 e 408 euro di contributi al bilancio comunitario in cambio di 790 euro e ben 1.097 euro \u201cincassati\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;Europa a due teste \u00e8 quella che emerge, in tutta la sua complessit\u00e0, da un sistema comunitario caratterizzato, soprattutto negli ultimi anni, da un confronto tanto serrato quanto eterogeneo.<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":94337,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":false,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","default_image_id":0,"font":"","enabled":false},"version":2}},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-94336","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italia"],"acf":[],"jetpack_publicize_connections":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94336","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=94336"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/94336\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media\/94337"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=94336"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=94336"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=94336"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}