{"id":95220,"date":"2018-07-04T18:30:00","date_gmt":"2018-07-04T16:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/sorelle-condannate-per-furto-pluriaggravato-assolte-in-appello\/"},"modified":"2023-01-16T18:55:49","modified_gmt":"2023-01-16T17:55:49","slug":"225921-sorelle-condannate-per-furto-pluriaggravato-assolte-in-appello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/225921-sorelle-condannate-per-furto-pluriaggravato-assolte-in-appello\/","title":{"rendered":"Sorelle condannate per furto pluriaggravato, assolte in Appello"},"content":{"rendered":"<h4>Condannate in primo grado perch\u00e8 ritenute complici di un amico che tenta un furto ai danni della comunit\u00e0 Montana a Camigliatello. In Appello, accolta la tesi difensiva, vengono assolte per non aver commesso il fatto<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAMIGLIATELLO SILANO (CS) &#8211; Due sorelle, D.B. e A.F.B., accusate di furto pluriaggravato furono condannate in primo grado dal Tribunale di Cosenza, nel maggio del 2013, a sei mesi di reclusione e 400 euro di multa. La difesa rappresentata dall&#8217;avvocato Giampiero Calabrese, present\u00f2 ricorso in Appello e le due donne dopo dieci anni vengono assolte per non aver commesso il fatto. Una lunga vicenda che inizi\u00f2 ad ottobre del 2008 nel comune di Camigliatello Silano in provincia di Cosenza. Due carabinieri liberi dal servizio poco prima della mezzanotte videro due autovetture inserirsi in via Verga, in prossimit\u00e0 di un edificio della Comunit\u00e0 Montana, la cui gestione all&#8217;epoca dei fatti, era affidata alla Sovrintendenza dei Beni Archeologici della Calabria, immobile che negli ultimi mesi sub\u00ec molti furti ed altri fatti delittuosi. Insospettiti dell&#8217;orario notturno e dalla strada percorsa dai due veicoli, i militari predisposero dei controlli, approntando due aliquote per eseguire un appostamento. Notarono, cos\u00ec, che i due veicoli, una Honda Concert e una Polo Volkswagen erano state parcheggiate in una zona buia del cortile antistante l&#8217;immobile di propriet\u00e0 della comunit\u00e0 Montana. Dopo essersi predisposti in modo da impedire la fuga dei veicoli, i militari si accorsero che sul tetto dell&#8217;edificio si trovava un uomo dalla corporatura\u00a0 molto esile, intento a sradicare e lasciare cadere nello spazio sottostante lamiere in alluminio poste a copertura dello stabile, producendo un notevole rumore.<\/p>\n<div id=\"attachment_225926\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-225926\" class=\"wp-image-225926 size-full\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/download.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" title=\"\"><p id=\"caption-attachment-225926\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;avvocato penalista Giampiero Calabrese<\/p><\/div>\n<p>All&#8217;improvviso la donna che si trovava all&#8217;interno della vettura Polo A.F.B., secondo gli inquirenti, probabilmente perch\u00e8 aveva avvertito la presenza dei carabinieri, inizi\u00f2 a chiamare a voce altra la complice D.B.. quest&#8217;ultima fu bloccata dai militari dell&#8217;Arma non appena la videro avvicinarsi alla macchina. Le due donne iniziarono ad urlare, allarmando l&#8217;uomo sul tetto che tent\u00f2 la fuga. Il malfattore A.D., venne inseguito e tratto in arresto. Controllata l&#8217;area i carabinieri rinvennero 14 lamiere nel cortile dell&#8217;immobile che l&#8217;uomo, con la complicit\u00e0 delle due donne, aveva provveduto a sradicare dal tetto e depositare nello spazio sottostante l&#8217;edificio. L&#8217;uomo venne bloccato con in mano una tenaglia utilizzata per perpetrare il furto, mentre altri attrezzi per lo scasso furono rinvenuti all&#8217;interno della vettura Honda Concert, unitamente a frammenti di materiale utilizzati per la costruzione delle lamiere poste a copertura dell&#8217;edificio.<\/p>\n<p>Durate il processo di primo grado (la posizione dell&#8217;uomo venne stralciata) il consulente della Procura dichiar\u00f2 che i frammenti rinvenuti all&#8217;interno della vettura Honda erano uguali, per composizione, al materiale utilizzato per la copertura dell&#8217;edificio, anche se non vi erano contrassegni specifici che ne affermavano in modo certo l&#8217;univoca provenienza. Lo stesso imputato dichiar\u00f2 che le amiche erano all&#8217;oscuro delle sue intenzioni e che lo accompagnarono quella sera senza sapere del furto che si apprestava a commettere. Ma per il tribunale le dichiarazioni furono mendaci. A.F.B. avrebbe funto da palo, secondo gli inquirenti, e D.B. avrebbe aiutato nel cortile l&#8217;uomo. Il giudice monocratico ritenne ampiamente dimostrata la piena colpevolezza delle due donne con la precisa intenzione di aiutarlo. Il Pubblico ministero chiese una pena di reclusione a un anno, ma il giudice, riconoscendo l&#8217;attenuante generica in quanto incensurate, condann\u00f2 le due donne a sei mesi di reclusione e 200 euro di multa, pena sospesa.<\/p>\n<p>La difesa, rappresentata dall&#8217;avvocato Giampiero Calabrese decise di ricorrere in Appello. Motiv\u00f2 la richiesta di assoluzione rifacendosi all&#8217;analisi delle dichiarazioni confessorie dell&#8217;uomo A.D., e alle condotte tenute dalle due imputate che non potevano essere definite tese a corroborare strumentalmente l&#8217;uomo nelle sue attivit\u00e0, n\u00e8 una collaborazione morale al delitto. La donna che fu trovata in macchina dai carabinieri, impaurita grid\u00f2 il nome della sorella.\u00a0 Nel verbale furono riportate solo le urla di una delle donne, quindi non \u00e8 raffigurato il tentativo di avvertire il presunto complice sul tetto dello stabile. La difesa ha evidenziato i chiari contrasti tra la prova documentale posta a supporto della responsabilit\u00e0 penale delle suddette e la trascritta sentenza del giudice: le due donne, sottolinea la difesa, sono sempre state vicine alla vettura; l&#8217;uomo A.D. nell&#8217;esame testimoniale ha sempre riconosciuto la propria e sola responsabilit\u00e0 del furto e l&#8217;estraneit\u00e0 ai fatti delle due sorelle; non si evince in nessun modo nel verbale di arresto che una delle due sorelle, D.B. fosse in cortile ad aiutare l&#8217;uomo, in quanto i carabinieri affermarono di aver visto solo quest&#8217;ultimo armeggiare con il materiale sul tetto dello stabile. Il 28 giugno scorso, in cosiderazione delle motivazioni presentate in Appello dall&#8217;avvocato Calabrese, le due sorelle sono assolte per non aver commesso il fatto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Condannate in primo grado perch\u00e8 ritenute complici di un amico che tenta un furto ai danni della comunit\u00e0 Montana a Camigliatello. 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