{"id":96286,"date":"2018-07-26T18:24:44","date_gmt":"2018-07-26T16:24:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/26-luglio-1988-26-luglio-2017-30-anni-dalla-scomparsa-di-roberta-lanzino\/"},"modified":"2023-01-16T18:57:02","modified_gmt":"2023-01-16T17:57:02","slug":"229826-26-luglio-1988-26-luglio-2017-30-anni-dalla-scomparsa-di-roberta-lanzino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/229826-26-luglio-1988-26-luglio-2017-30-anni-dalla-scomparsa-di-roberta-lanzino\/","title":{"rendered":"26 luglio 1988 &#8211; 26 luglio 2018, 30 anni dalla scomparsa di Roberta Lanzino"},"content":{"rendered":"<h4>Franco e Matilde continuano a combattere, nonostante ancora la Giustizia non abbia dato un volto e un nome ai suoi assassini. Per i genitori di Roberta chi ha ucciso \u00e8 chiaramente scritto nelle carte processuali<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>COSENZA &#8211; Sono passati esattamente 30 anni dall&#8217;omicidio di Roberta Lanzino, avvenuto il 26 luglio 1988. La studentessa di 19 anni venne stuprata e uccisa. Fu selvaggiamente fermata mentre, in sella al suo motorino &#8220;S\u00ec&#8221;, preso in prestito dal fratello Luca, percorreva la strada di Falconara Albanese, diversa dalla statale 107 troppo affollata di macchine, diretta a casa dei suoi, a San Lucido. Omicidio ancora oggi insoluto. Fu imputato Sansone, un pastore locale pluripregiudicato che venne assolto perch\u00e8 &#8220;il fatto non sussite&#8221;. I genitori hanno scritto una lettera aperta alla magistratura calabrese, al Csm e al presidente\u00a0 della Repubblica Mattarella. Per i genitori \u00e8 una vergogna che ancora non siano stati individuati i responsabili. &#8220;Non deve passare inosservato, vogliamo giustizia&#8221; &#8211; queste le parole di Franco e Matilde i genitori di Roberta Lanzino. due i processi e in entrambi i casi gli imputati sono stati assolti.<\/p>\n<p>Per i genitori all&#8217;interno degli atti procesuali si trova la risposta chiara dei volti e dei nomi degli assassini della figlia. Matilde non ha pi\u00f9 fiducia nella giustizia perch\u00e8 &#8220;tutte quelle che potevano essere le prove non sono state bene usate e deteriorate&#8221;; per Franco ancora c&#8217;\u00e8 la speranza di arrivare alla verit\u00e0. I genitori parlano chiaro, continueranno la battaglia fino a quando non vedranno in galeria chi ha aggredito, stuprato e ucciso Roberta che mor\u00ec in seguito ad un taglio alla gola, un dissanguamento dovuto alla recisione della carotide. Venne ritrovata con le spalline conficcate nella bocca, per attutire le urla, una caviglia slogata probabilmente nel tentativo di fuga e una cinquantina di ferite.\u00a0Aveva la maglietta rosa sollevata sul torace; al suo fianco i jeans tagliati lungo le gambe con gli slip lacerati. Il motorino \u00e8 stato ritrovato a circa 70 metri di distanza. Fu ritrovata dopo una notte di ricerche, poco dopo le sei del mattino.<\/p>\n<p><strong>Di seguito la lettera che i genitori scrivono in ricordo di Roberta, per non dimenticare:<\/strong><\/p>\n<p>\u00ab<em>L\u2019istinto pi\u00f9 forte ci suggerisce di tacere, quasi una sorta di autodifesa, ormai giunti alla nostra non pi\u00f9 giovane et\u00e0. Il dovere invece ci dice di parlare, sempre guidati, ovviamente, dalla consueta equilibrata eticit\u00e0 che ha accompagnato la nostra intensa presenza sul territorio in questo trentennio che oggi ci sembra incredibilmente lungo, ma anche incredibilmente veloce.\u00a0Abbiamo serrato nel cuore e nella nostra intimit\u00e0 la distruzione delle nostre vite; abbiamo offerto al territorio il sacrificio di Roberta, vittima innocente di maschi vili oltre che bruti, facendo della lotta contro la violenza delle donne la nostra lungimirante vision e la nostra quotidiana mission; abbiamo chiesto seriet\u00e0 e professionalit\u00e0 alla Giustizia degli uomini, nei Tribunali; noi abbiamo tenuto fede a questo cammino, con coraggio, perseveranza, fiducia, impegno, sacrificio, bypassando con sacrificio gli inevitabili momenti di ripiegamento e di stanchezza.<\/em><br \/>\n<em>Noi dunque ci siamo stati, noi concretamente ancora ci siamo!\u00a0E il cammino della giustizia, invece, come \u00e8 stato?\u00a0Quel 26 luglio Roberta andava \u201cfelice coi riccioli al vento verso la sua estate di gioia\u201d. Aggredita e violentata certamente dal branco (due \u2013 tre? Chiss\u00e0!), non ha avuto giustizia. Tutti assolti anche nel secondo sonnolento processo. Gli stessi tribunali riconoscono errori e improfessionalit\u00e0 che hanno impedito di \u201caprire un varco\u201d in quel muro di terrore visibilissimo e tangibile nelle testimonianze di quella difficile e \u201cpericolosa\u201d strada di Falconara Albanese. Ma noi ancora ci chiediamo con Kafka: \u201cCi sar\u00e0 un giudice a Berlino\u201d per Roberta?\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La lettera che i genitori Franco e Matilde scrissero a Roberta:<\/strong><\/p>\n<div class=\"itemIntroText\">\n<p><em>\u201cQuel 26 luglio 1988&#8230;\u00a0Roberta Lanzino ha 19 anni, Quando, sulla strada per il mare, dove si sta recando, in motorino, seguita a breve distanza dai genitori che si fermano per brevi soste impreviste, viene selvaggiamente aggredita, seviziata, violentata e uccisa. La sua giovane vita viene spezzata, cos\u00ec, all\u2019improvviso e casualmente.\u00a0Una semplice, felice, solare, ragazza, muore, barbaramente muore, per la sola \u201ccolpa\u201d di essere donna. Una ragazza, una possibile figlia di ogni mamma e di ogni pap\u00e0.&#8221;<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div class=\"itemFullText\">\n<p><em>&#8220;Concluso brillantemente il primo anno di vita universitaria, si preparava a vivere la spensierata felicit\u00e0 di una estate al mare, in attesa di una nuova esperienza che l\u2019attendeva a Settembre, in un Campus sindacale.\u00a0Settembre che per lei non arriver\u00e0 mai.\u00a0Arriva invece la mano assassina degli stupratori. Roberta muore, per un taglio alla gola: le spalline, conficcate nella bocca, certo per attutire il suo urlo di dolore; almeno cinquanta ferite e una caviglia slogata: il suo vano tentativo di sfuggire alla furia delle bestie umane.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;E sul suo corpo, l\u2019impronta biologica degli assassini, quel liquido seminale, testimonianza di una violenza connotata. Eppure lo Stato, ha assolto. Non per assenza di indizi, ma perch\u00e9 la scienza investigativa, che ha il compito di elevare alla dignit\u00e0 di prova gli indizi raccolti, si \u00e8 dimostrata inadeguata, improfessionale, incapace, come apertamente dichiara la stessa sentenza di assoluzione.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;La Storia di Roberta \u00e8 questa. Ha camminato con noi, limpida, luminosa, bella, semplice, pulita. Ha seminato sana allegria.\u00a0Ci ha amato. La Fondazione \u201cRoberta Lanzino\u201d nata da quella tragedia, e voluta fortemente dai genitori, assume nel tempo significati sempre pi\u00f9 decisi e simbolicamente forti. Prima \u00e8 il desiderio di memoria, \u00e8 la mano tesa alla collettivit\u00e0 perch\u00e9 non dimentichi quel sacrificio; \u00e8 la voglia di dare all\u2019assurdit\u00e0 inspiegabile, un senso; alla morte, l\u2019illusione della vita.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;Poi diventa di pi\u00f9. La certezza che quella tragedia non pu\u00f2 rimanere patrimonio privato del singolo, perch\u00e9 essa appartiene alla coscienza di tutti. Il diritto alla Vita e alla Giustizia negato a Roberta, \u00e8 il diritto alla Vita e alla Giustizia negato ad ogni Uomo e ad ogni Donna. La morte di Roberta, non la prima nella Storia della Calabria, non certo la prima nella Storia delle Donne, ha rappresentato per la Regione, un punto di non ritorno: da l\u00ec, sono nate nuove consapevolezze e se oggi, anche in Calabria, si riesce a nominare la violenza alle donne e ai minori, lo si deve molto alla forza propulsiva di quella morte, che ha spinto in avanti la costruzione di una cultura del rispetto dei generi e dei deboli.&#8221;<\/em><\/p>\n<p><em>&#8220;Roberta, cos\u00ec, vive tra noi, motore vivo di questa forza che vuole diffondere consapevolezza del diritto; vuole creare luoghi di solidariet\u00e0 e di parola, per accogliere e sostenere.\u00a0E questo non \u00e8 pi\u00f9 solo desiderio di memoria, ma \u00e8 molto di pi\u00f9:\u00a0E\u2019 circolazione di pensiero. E\u2019 ascolto e attenzione. E\u2019 messaggio. E\u2019 fatica. E\u2019 amore. E\u2019 testimonianza dolorosa, ma caparbia, che nessuna tragedia pu\u00f2 rimanere inutile.\u201d<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"div-gpt-ad-Lacnews24_DSK_Art-336x280-Corpo-1\" data-google-query-id=\"CIqewautvdwCFYKhewodgTAIgg\">\n<div id=\"google_ads_iframe_\/150134580\/Lacnews24_DSK_Art-336x280-Corpo-1_0__container__\"><\/div>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Franco e Matilde continuano a combattere, nonostante ancora la Giustizia non abbia dato un volto e un nome ai suoi assassini. 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