{"id":96954,"date":"2018-08-11T14:00:23","date_gmt":"2018-08-11T12:00:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/legambiente-le-spiagge-sono-di-tutti-60-della-costa-occupata-da-stabilimenti\/"},"modified":"2023-01-16T18:57:46","modified_gmt":"2023-01-16T17:57:46","slug":"232242-legambiente-le-spiagge-sono-di-tutti-60-della-costa-occupata-da-stabilimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/232242-legambiente-le-spiagge-sono-di-tutti-60-della-costa-occupata-da-stabilimenti\/","title":{"rendered":"Legambiente: &#8220;Le spiagge sono di tutti&#8221;, 60% della costa occupata da stabilimenti"},"content":{"rendered":"<h4>La costa italiana, ottomila chilometri tra la Penisola, le due isole maggiori e le oltre 800 isole minori, \u00e8 privatizzata per pi\u00f9 della met\u00e0. Ogni estate trovare una spiaggia libera e&#8217; un&#8217;impresa.<!--more--><\/h4>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>ROMA &#8211; Le spiagge ancora libere in Italia, oltre ad essere poche sono situate in porzioni di costa di &#8220;Serie B&#8221;, vicino alle foci di fiumi, fossi o fognature e quindi dove la balneazione \u00e8 generalmente vietata. A dimostrarlo sono i numeri che Legambiente ha raccolto nel dossier &#8220;<strong>Le spiagge sono di tutti!&#8221;<\/strong> per denunciare il fenomeno della privatizzazione delle coste italiane, delle concessioni senza controlli e dei canoni bassissimi a fronte di guadagni enormi per gli stabilimenti e di un misero introito per lo Stato (nel 2016 ha incassato poco piu&#8217; di 103 milioni di euro).<\/p>\n<p>Nella Penisola sono ben <strong>52.619 le concessioni demaniali marittime<\/strong>, di cui 27.335, sono per uso &#8220;<strong>turistico ricreativo<\/strong>&#8221; e le altre distribuite su vari utilizzi, da pesca e acquacoltura a diporto, produttivo (dati del MIT). Si tratta di<strong> 19,2 milioni di metri quadri di spiagge sottratti alla libera fruizione.<\/strong> Se si considera un dato medio (sottostimato) di 100 metri lineari per ognuna delle 27 mila concessioni esistenti, si puo&#8217; stimare che oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia e&#8217; occupato da stabilimenti balneari. <strong>In alcuni Comuni si arriva al 90% di spiagge occupate<\/strong> da concessioni balneari.\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-232245 aligncenter\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/spiaggia-cariati-marina.jpg\" alt=\"\" width=\"545\" height=\"244\" title=\"\"><\/p>\n<h4>I casi dell&#8217;Emilia Romagna, di Mondello, Santa Margherita Ligure<\/h4>\n<p>In <strong>Emilia-Romagna<\/strong> solo il 23% della costa presenta spiagge libere, e in Liguria il 14%, ma i dati sono molto differenti tra le Regioni e nessun Ministero si occupa di monitorare quanto sta avvenendo.Tra i casi piu&#8217; incredibili quello di Mondello,<strong> poco piu&#8217; di un chilometro e mezzo di sabbia finissima al 90% in concessione,<\/strong> e pochissimi lidi che consentono il passaggio alla battigia. A Santa Margherita Ligure gli spazi liberi sono solo l&#8217;11% del totale. E poi in Romagna, a Rimini, dove non si raggiunge nemmeno il 10% di spiagge libere. A <strong>Forte dei Marmi<\/strong> sono 100 gli stabilimenti su circa 5 km di costa. <strong>A Bacoli, in Campania,<\/strong> il Comune ha previsto che il 20% della costa debba essere adibito a spiaggia pubblica, ma a oggi, non siamo nemmeno al 2%.<\/p>\n<p>E poi c&#8217;e&#8217; il problema dei <strong>controlli sulle spiagge date in concessione,<\/strong> dove spesso si impedisce alle persone di accedere al mare, con veri e propri<strong> muri lunghi chilometri,<\/strong> come sul litorale di <strong>Ostia<\/strong>, a Roma. Per questo Legambiente chiede una legge quadro nazionale per tutelare gli arenili italiani e i diritti di tutti i cittadini ad avere lidi liberi, gratuiti e accessibili. Per l&#8217;associazione ambientalista tale provvedimento dovrebbe prevedere quattro punti chiave: almeno il 60% delle spiagge deve essere lasciato alla libera fruizione; occorre premiare la qualita&#8217; nelle assegnazioni in concessione; definire canoni adeguati e risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale; garantire controlli e legalita&#8217; lungo la costa.<\/p>\n<h3>Leggi e provvedimenti adottati<\/h3>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-232244 alignleft\" src=\"https:\/\/quicosenza.it\/news\/wp-content\/uploads\/2018\/08\/costa-spiaggia-privata-libera.jpg\" alt=\"\" width=\"382\" height=\"279\" title=\"\">L&#8217;associazione ambientalista ricorda che<strong> manca un provvedimento ad hoc<\/strong> che fissi quale quota di spiaggia debba essere mantenuta libera per l&#8217;accesso di tutti e proprio questa &#8220;assenza normativa&#8221; ha portato alcune Regioni, in alcuni casi, a intervenire con risultati a volte buoni a volte insufficienti. <strong>Tra i casi virtuosi, la Puglia, la Sardegna e il Lazio<\/strong>. In Puglia con la Legge regionale 17\/2006 ha fissato una percentuale di spiagge libere maggiore (60%) rispetto a quelle da poter dare in concessione (40%). La Sardegna ha approvato delle &#8220;Linee guida per la predisposizione del Piano di utilizzo dei litorali&#8221; che definisce criteri in relazione alla natura e alla morfologia della spiaggia e stabiliscono un minimo del 60% di spiaggia libera, che nei litorali integri deve raggiungere l&#8217;80%. Il Lazio ha fissato al 50% la percentuale di costa da lasciare libera ed i Comuni non in regola non potranno piu&#8217; rilasciare nuove concessioni. Tra le situazioni negative, indicate nel dossier, c&#8217;e&#8217; l&#8217;Emilia-Romagna che con la Legge Regionale n. 9\/2002 ha imposto un limite minimo (e irrisorio) del 20% della linea di costa dedicato a spiagge libere, ma solo nei pochi tratti dominati dune e zone umide viene rispettata la Legge.<\/p>\n<p>Le percentuali rimangono comunque molto basse anche in Molise (dove la Legge Regionale del 2006 prevede il 30% di spiagge libere ma non e&#8217; applicata dai PSC dei 4 Comuni costieri), in <strong>Calabria<\/strong> (la quota e&#8217; del<strong> 30%)<\/strong>, nelle Marche del 25%, mentre in Campania ed Abruzzo solo del 20%. In <strong>5 Regioni<\/strong> (Toscana, Basilicata, Sicilia, Friuli Venezia Giulia e Veneto) <strong>non esiste invece nessuna norma<\/strong> che specifichi una percentuale minima di costa destinata alle spiagge libere o libere attrezzate.<\/p>\n<h3>Negli altri Paesi cosa succede?<\/h3>\n<p>Negli altri Paesi europei i principali temi &#8211; spiagge da garantire alla libera fruizione, canoni di concessione e criteri di assegnazione, controlli &#8211; sono affrontati in modo coerente e su obiettivi trasparenti di tutela delle aree costiere, di garanzia di una libera fruizione, di regole trasparenti per le assegnazioni in concessione. Ad esempio in <strong>Francia<\/strong> la durata delle concessioni per le spiagge non supera i 12 anni e soprattutto l&#8217;80% della lunghezza e l&#8217;80% della superficie dei lidi devono essere liberi da costruzioni per sei mesi l&#8217;anno: gli stabilimenti vanno quindi rigorosamente montati e poi smontati. La <strong>Croazia<\/strong>, tra i vari interventi che ha messo in atto, ha previsto anche il divieto di costruire qualsiasi opera (dai chioschi ai ristoranti) per una distanza minima di 1 km stabilendo una continua ed unica &#8220;Area protetta costiera&#8221; di alto valore naturale, culturale e storico. Tra i principi espressi dalla normativa croata si sottolinea l&#8217;importanza della libera accessibilita&#8217; alla costa e della conservazione delle isole disabitate senza possibilita&#8217; di costruire. Le costruzioni esistenti che si trovano nella fascia a 100 metri dalla costa non possono in nessun modo essere ampliate, mentre per le nuove costruzioni vige il divieto di realizzarne entro una zona distante 1.000 metri dalla costa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La costa italiana, ottomila chilometri tra la Penisola, le due isole maggiori e le oltre 800 isole minori, \u00e8 privatizzata per pi\u00f9 della met\u00e0. 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