{"id":99174,"date":"2018-10-02T19:31:02","date_gmt":"2018-10-02T17:31:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.quicosenza.it\/news\/senza-categoria\/cosenza-in-trasferta-a-taranto-rapina-allufficio-postale-da-80-mila-euro-in-tre-finiscono-in-carcere\/"},"modified":"2023-01-16T19:00:17","modified_gmt":"2023-01-16T18:00:17","slug":"257794-cosenza-in-trasferta-a-taranto-rapina-allufficio-postale-da-80-mila-euro-in-tre-finiscono-in-carcere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/quicosenza.it\/news\/257794-cosenza-in-trasferta-a-taranto-rapina-allufficio-postale-da-80-mila-euro-in-tre-finiscono-in-carcere\/","title":{"rendered":"Cosenza in trasferta a Taranto: rapina all&#8217;ufficio postale da 80 mila euro, in tre finiscono in carcere"},"content":{"rendered":"<h4>A tradire i rapinatori il sistema di videosorveglianza di un&#8217;abitazione privata e l&#8217;auto utilizzata per la fuga intestata al padre di un componente la banda. I tre compagni di merenda miravano in alto con colpi studiati a tavolino ai danni di banche e gioiellerie. Per non lasciare tracce utilizzavano la colla sulle mani. Indagati altri due cosentini<\/h4>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Cosenza in trasferta a Taranto per rapina da 80 mila euro all\u2019ufficio postale. E\u2019 stato convalidato l\u2019arresto dei tre rapinatori Enrico Sabato 46 anni di Cosenza difeso dall\u2019avvocato Pasquale Naccarato (del Foro di Cosenza), Cosmin Frincu 34 anni romeno ma residente a Rende difeso dall\u2019avvocato Ferdinando Palumbo (del Foro di Cosenza) e Antonio Conti 28 anni di Taranto difeso dall\u2019avvocato Gaetano Del Greco (del Foro di Taranto) accusati di a vario titolo, di rapina aggravata dall\u2019uso di armi, sequestro di persona, tentata rapina e furto\u201d. I tre rimangono in carcere a Taranto. Solo un mese per mettere &#8220;le manette&#8221; alla banda e chiudere l\u2019indagine aperta il 20 agosto scorso dopo il colpo all\u2019ufficio postale di Talsano 1. A condurre le indagini la squadra mobile di Taranto sotto il coordinamento dal sostituto procuratore Mariano Buccoliero della Procura Tarantina.<\/p>\n<h2>IL COLPO ALL&#8217;UFFICIO POSTALE, SEQUESTRATI I DIPENDENTI<\/h2>\n<p>L\u2019indagine trae origine da una\u00a0<strong>rapina commessa il 20 agosto in localit\u00e0 Talsano<\/strong>\u00a0ai danni delle Poste Italiane, allorquando due individui, armati di una pistola (presumibilmente una semiautomatica), durante le fasi che precedono l\u2019apertura al pubblico dell\u2019agenzia \u201cTalsano 1\u201d, sita in via Lepanto 1, si sono introdotti all\u2019interno, costringendo, sotto la minaccia dell\u2019arma, la direttrice ed un dipendente a consegnare loro le somme di denaro contenute nella cassaforte e negli armadi blindati, conteggiate in\u00a0<strong>80.000 euro, di cui 2.000 in monete<\/strong>. Sul posto non appena fu dato l\u2019allarme, nell\u2019immediato giunsero i detective della mobile. Le vittime descrissero i due rapinatori: l\u2019uno di circa <strong>40 anni di et\u00e0, corporatura robusta, altezza 1,80 cm. circa, capelli castano scuro<\/strong> di media lunghezza, indossante un abito scuro, occhiali da sole ed un cappellino con visiera, e\u00a0<strong>con accento straniero (verosimilmente dell\u2019est)<\/strong>; mentre l\u2019altro, italiano, di corporatura normale, altezza 1,70 cm circa,\u00a0<strong>carnagione olivastra e con capelli corti scuri<\/strong>.\u00a0 I predetti, consumata la rapina, e\u00a0<strong>dopo aver legato con delle fascette da elettricista i citati dipendenti,<\/strong>\u00a0si allontanarono per le vie limitrofe facendo perdere le proprie tracce.<\/p>\n<p>Nonostante la difficolt\u00e0 di rinvenire sul luogo tracce utili al prosieguo delle indagini \u2013 anche a causa dell\u2019assenza di un sistema di video-sorveglianza presso l\u2019Ufficio postale \u2013\u00a0<strong>gli investigatori della Squadra Mobile individuarono<\/strong>, dopo un\u2019attenta ricognizione\u00a0 dell\u2019intera zona, ed in particolare\u00a0nelle vie adiacenti, <strong>una telecamera di una privata abitazione, l<\/strong>a visione delle cui immagini (registrate la mattina di quel\u00a0 20 agosto) consent\u00ec di<strong> individuare non solo i soggetti descritti dalla vittime, <\/strong>ma anche <strong>due autovetture\u00a0<\/strong>da loro stessi (e da <strong>un terzo complice<\/strong>) utilizzate per raggiungere il luogo e per darsi poi a successiva fuga. Le due autovetture sono risultate riconducibili ad un soggetto residente a Pulsano (Ta) gi\u00e0 gravato da precedenti specifici.<\/p>\n<h2>I SOSPETTI DEL DIPENDENTE DELLE POSTE E IL PRIMO TENTATIVO DI RAPINA SFUMATO IL 6 AGOSTO<\/h2>\n<p>Di rilievo anche le dichiarazioni fornite da un dipendente dell\u2019Ufficio postale, a proposito del\u00a0<strong>sospetto maturato <\/strong>nei confronti <strong>di tre soggetti a lui sconosciuti, \u00a0<\/strong>notati qualche settimana addietro<strong> a bordo di un \u201cSuv\u201d di colore bianco, <\/strong>assumere un atteggiamento equivoco proprio nelle fasi di apertura al pubblico. Per quanto non venivano acquisiti particolari elementi individualizzanti sul conto dei predetti, tale ultima circostanza ha consentito (sempre a mezzo delle stesse telecamere) di riscontrare che in effetti,\u00a0il precedente<strong> 6 agosto<\/strong>, proprio l\u2019autovettura dell\u2019indagato di Pulsano (un crossover di colore bianco) aveva percorso le vie adiacenti all\u2019Ufficio Postale; lo stesso veicolo che il citato soggetto avrebbe poi utilizzato il giorno della rapina come auto d\u2019appoggio. L\u2019analisi delle telecamere ha consentito di accertare come\u00a0gi\u00e0 nella precedente occasione <strong>i soggetti avevano avuto l\u2019intenzione di commettere la rapina, utilizzando pure una Lancia Y rubata la notte precedente<\/strong>\u00a0a Taranto in via Scoglio del Tonno e da loro stessi parcheggiata nei pressi dell\u2019Ufficio Postale, ma che per loro sfortuna avrebbe poi dato <strong>problemi di messa in moto proprio nelle fasi antecedenti la rapina<\/strong>, cos\u00ec costringendoli a desistere dal consumare il delitto. Il piano sarebbe stato comunque\u00a0<strong>portato a termine il 20 agosto;<\/strong>\u00a0questa\u00a0 volta utilizzando anche un\u2019auto facilmente riconducibile all\u2019indagato, in quanto <strong>intestata al padre<\/strong> (\u00e8 stata proprio tale spregiudicatezza a tradire il gruppo di rapinatori).<\/p>\n<h2>GIOIELLERIE E BANCHE PRESE DI MIRA<\/h2>\n<p>Nel corso delle indagini, durate poco pi\u00f9 di un mese, si \u00e8 appurato che gli indagati avevano gi\u00e0 effettuato alcuni\u00a0<strong>sopralluoghi <\/strong>presso altri probabili<strong> obiettivi, <\/strong>sia nel capoluogo che in altre localit\u00e0 della provincia.\u00a0 \u00c8 il caso di una\u00a0<strong>gioielleria in via Cesare Battisti<\/strong>, di una\u00a0<strong>banca sita a Torricella<\/strong>, e ancora di un\u2019altra\u00a0<strong>gioielleria di Carosino<\/strong>. Sopralluoghi, il cui monitoraggio ha consentito di individuare ben presto\u00a0<strong>gli altri due complici<\/strong>\u00a0della rapina commessa a Talsano. Questi ultimi (<strong>un calabrese ed un rumeno, corrispondenti ai soggetti descritti dalle vittime<\/strong>), di cui erano stati acquisiti i volti,\u00a0<strong>sarebbero stati compiutamente identificati soltanto il 28 settembre scorso<\/strong>, a seguito del loro controllo e successivo fermo in relazione alla tentata rapina dai medesimi compiuta in danno della gioielleria di Carosino. Ad essere rilevata, fra le altre cose, l\u2019abitudine del soggetto rumeno di raccogliere ed occultare la propria folta capigliatura sotto un berretto, che veniva dal medesimo indossato soltanto durante i sopralluoghi ed in occasione delle rapine (proprio come avvenuto durante la rapina in danno dell\u2019Ufficio postale di Talsano).\u00a0La mattina del 28 settembre, gli stessi soggetti \u2013 che si aveva il sospetto stessero per compiere un\u2019<strong>ennesima azione delittuosa\u00a0<\/strong>\u2013 sono stati pedinati da alcuni equipaggi della Squadra Mobile. Avviatisi dalla <strong>Marina di Pulsano<\/strong> (da un\u2019abitazione gi\u00e0 individuata quale loro possibile covo) si sono diretti\u00a0<strong>a Carosino, in Corso Umberto, dove <\/strong>\u2013 stando ai chiari contenuti intercettati \u2013 <strong>si preparavano a compiere una rapina ai danni di una gioielleria.<\/strong><\/p>\n<h2>L&#8217;INTERVENTO DELLA POLIZIA E IL FERMO PER FONDATO PERICOLO DI FUGA<\/h2>\n<p>Anche in quest\u2019altra circostanza, gli indagati facevano menzione ad un\u2019autovettura rubata qualche giorno prima e da loro stessi lasciata parcheggiata a Carosino, per essere prelevata quella mattina ed essere utilizzata per la rapina.\u00a0 Anche questa volta, tuttavia, non sono riusciti nel loro intento. L\u2019autovettura in questione infatti non veniva rinvenuta sul posto, costringendoli ad agire diversamente. Contrariamente a quanto accaduto il precedente 6 agosto scorso, gli indagati si sono mostrati <strong>determinati a compiere la rapina<\/strong>, <strong>avendo necessit\u00e0 di disponibilit\u00e0 di denaro<\/strong>, dovendo due di loro partire a breve per localit\u00e0 sconosciute.<\/p>\n<p>A fronte dei chiari cenni all\u2019obiettivo da colpire, alle modalit\u00e0 con le quali agire \u2013 <strong>all\u2019utilizzo di \u201ccolla\u201d<\/strong> (evidentemente da utilizzare <strong>sulle mani per non lasciare tracce delle proprie impronte<\/strong>) \u2013, allorquando, ad azione ormai\u00a0 avviata, avanzavano il sospetto della presenza di personale delle forze dell&#8217;ordine, i tre indagati sono stati fermati e sottoposti a controllo e perquisizione: tra il materiale rinvenuto (<strong>fra cui due borsoni, di cui uno vuoto mentre l\u2019altro contenente un rotolo di nastro adesivo, \u00a0due paia di guanti ed un martello da carpentiere) anche un \u201ctaglierino\u201d ed alcune fascette serra-cavo in plastica (dello stesso tipo di quelle gi\u00e0 utilizzate in occasione della rapina consumata in danno dell\u2019Ufficio Postale).<\/strong><\/p>\n<p>La\u00a0<strong>perquisizione<\/strong>\u00a0\u00e8 stata estesa sia\u00a0<strong>presso l\u2019abitazione dell\u2019indagato originario di Pulsano\u00a0<\/strong>(ove veniva rinvenuto\u00a0<strong>abbigliamento identico a quello dallo stesso utilizzato in occasione dei precedenti delitti<\/strong>),\u00a0<strong>sia presso l\u2019abitazione della Marina di Pulsano<\/strong>, ove si aveva il sospetto che<strong> il calabrese ed il rumeno<\/strong> (entrambi residenti in provincia di <strong>Cosenza<\/strong>) dimorassero. L\u00ec \u00e8 stata\u00a0<strong>rinvenuta, in possesso\u00a0 di altri due\u00a0 soggetti\u00a0<\/strong>(un uomo, <strong>anche lui di origine calabrese, ed una donna<\/strong>)\u00a0 \u2013 sui quali sono in corso ulteriori accertamenti \u2013\u00a0<strong>la somma di circa 24.000 euro, in banconote di vario taglio<\/strong>, compreso numerosissime monete (verosimilmente parte del bottino della prima rapina consumata).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A tradire i rapinatori il sistema di videosorveglianza di un&#8217;abitazione privata e l&#8217;auto utilizzata per la fuga intestata al padre di un componente la banda. I tre compagni di merenda miravano in alto con colpi studiati a tavolino ai danni di banche e gioiellerie. Per non lasciare tracce utilizzavano la colla sulle mani. 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